ABBIAMO UTILIZZATO BENE I FONDI EUROPEI 2014-2020?

QUANTO HA PAGATO L’ITALIA ALL’EUROPA E QUANTO (FORSE) RIPRENDERÀ?

Riguardo alle risorse messe a nostra disposizione, leggiamo che la Commissione europea il 3 aprile 2014 (2014/190),  aveva ripartito tra gli Stati membri, stanziamenti complessivi in termini di impegni, pari a 325,14 miliardi di euro (circa l’8% in meno rispetto al periodo 2007-2013) – destinandoli all’attuazione di due soli obiettivi:
a) l’Obiettivo “Investimenti per la crescita e l’occupazione”;
b) l’Obiettivo “Cooperazione Territoriale Europea”.

Dunque la commissione Europea, cerca di indirizzare, le risorse messe a disposizione da tutti gli stati, nel tipo di investimenti che ritiene utili allo sviluppo soprattutto delle regioni meno sviluppate, legando la concessione dei finanziamenti ad un cospicuo cofinanziamento degli stati/regioni/comuni.    

Infatti gran parte delle risorse, oltre 317 miliardi di euro che era stata destinata all’obiettivo “Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione”, interessava per l’Italia le seguenti tre categorie di regioni: 

  • regioni meno sviluppate, ovvero con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE-27 (per l’Italia, rientrerebbero in questa categoria Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Puglia);
  • regioni in transizione, con un PIL pro capite fra il 75% e il 90% della media UE (per l’Italia, Abruzzo, Molise e Sardegna);
  • regioni più sviluppate, con un PIL pro capite superiore al 90% della media del’UE (per l’Italia, le regioni del centro nord non incluse nel nuovo obiettivo regioni in transizione.
  • Le risorse residue sono destinate all’Obiettivo della cooperazione transnazionale, interregionale e transfrontaliera (8,9 miliardi) e all’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile (4 miliardi).

Nel complesso, all’Italia erano stati assegnati 33,9 miliardi di euro a prezzi correnti, così ripartiti:

  • regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia): 23,4 miliardi;
  • regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna): 1,5 miliardi;
  • regioni più sviluppate (restanti regioni del centro-nord): 7,9 miliardi;
  • cooperazione territoriale: 1,1 miliardo.
    A questi si sono aggiunti gli stanziamenti assegnati per il Fondo per lo Sviluppo rurale (FEASR), pari 10,4 miliardi di euro e quelli per la Pesca (FEAMP), pari a 537 milioni, l’Italia aveva ottenuto un finanziamento complessivo, per la parte comunitaria, pari a circa 44,8 miliardi di euro.

Ma occorre considerare che l’appartenenza all’UE, genera anche dei ritorni economici, soprattutto per i tassi d’interesse ridotti, che paghiamo sul pesante debito pubblico, ma anche ad esempio, dal Fondo di solidarietà dell’UE, cioè l’aiuto dopo i disastri naturali; infine anche il mercato unico europeo interno privo di barriere, senza dogane, frontiere o altri ostacoli, produce delle entrate aggiuntive.

Considerando tutti i vantaggi, se riuscissimo a spendere tutti i 44,8 miliardi messi a disposizione, potremmo valutare che dei circa 105 miliardi che abbiamo dovuto versare negli anni 2014-2020 (circa 15 l’anno); considerando tutti i ritorni possibili, gli esperti calcolano che torneranno in Italia al massimo 80 miliardi nel settennato, diamo quindi all’UE un contributo super-netto di almeno 25 miliardi, che finiscono nel carrozzone europeo.   

E guardando al prossimo settennato, poco cambia ma il contributo dell’Italia all’UE sarà di 2 miliardi e mezzo in più rispetto al passato (mediamente 15,3 miliardi anno al prossimo bilancio 2021-2027). 

MA A CHE PUNTO SIAMO NELL’UTILIZZO DELLE RISORSE 2014-2020?
La situazione al 28 marzo 2020: 

Attenzione: Il rispetto dei target di spesa certificata al 31 dicembre 2019
Nell’ambito della Programmazione 2014-2020, le Amministrazioni titolari di Programmi operativi sono tenute al rispetto di specifici target di spesa il cui mancato raggiungimento comporta la perdita di risorse finanziarie pari alla differenza rispetto al target da raggiungere (disimpegno automatico).

Tali target seguono la cosiddetta regola comunitaria N+3 secondo la quale le Amministrazioni titolari di Programmi operativi devono presentare alla Commissione europea domande di pagamento, ossia richieste di rimborso, relative a spese sostenute e controllate entro il 31 dicembre del terzo anno successivo all’impegno di bilancio riferito ai Programmi medesimi.

Si tratta, nel complesso, di circa 44,8 miliardi di risorse comunitarie assegnate all’Italia, di cui oltre 33,9 miliardi destinati alla politica di coesione.
In merito all’attuazione finanziaria, al 31 dicembre 2019 lo stato di attuazione dei Fondi strutturali si attesta, per ciò che attiene agli impegni complessivamente assunti, ad un valore pari a oltre il 58,2% del contributo totale.

Il livello dei pagamenti complessivi, rendicontati al 31 dicembre 2019, ha raggiunto oltre 16,7 miliardi, corrispondenti al 30,7% delle risorse programmate.

Movimento StelleNelCuore

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