Modifiche ai regolamenti e trasparenza sulle indennità

Tagliati i parlamentari, ma i correttivi sono dimenticati

L’approvazione del referendum costituzionale, ha lasciato aperte sia la partita della riforma dei regolamenti parlamentari, sia quella delle tre norme costituzionali.

Si tratta di un insieme di norme, che andranno a modificare almeno 47 articoli, tra i regolamenti di camera e senato, articoli che vanno dal funzionamento dei lavori, alla composizione di organi specifici. Sono modifiche che riguardano sia la composizione di organi specifici, sia il funzionamento dei lavori, come la verifica del numero legale, così come pure la richiesta di voto segreto, passando alla presentazione di mozioni.

Tutto fermo in attesa di tempi migliori?

Si tratta al senato, di modifiche in materia elettorale, mentre altre riguardano il regolare funzionamento delle istituzioni. In particolare riguardano: elezione del capo dello stato, dei membri di Palazzo madama, regolamenti dell’aula ecc..

Tali modifiche erano state individuate, dai partiti al governo come necessarie, a seguito del taglio dei parlamentari in conferma con il referendum. Dunque con la vittoria del Sì, le forze governative dovranno velocemente, inserire nell’agenda politica l’approvazione dei correttivi, la nuova legge elettorale e la riforma dei regolamenti parlamentari. 

A che punto è l’approvazione dei correttivi concordati?

Ricordiamo che nei due provvedimenti predisposti, erano inserite tre norme:

  • per l’elezione del Presidente della Repubblica, la riduzione della partecipazione da 3 a 2 delegati regionali;
  • l’abbassamento a 18 dell’elettorato attivo e a 25 anni quello passivo per il senato;
  • la sostituzione della base regionale, con una base circoscrizionale per l’elezione del senato.

Due dei punti, fanno parte di un disegno di legge a firma Fornaro (Leu), che mira a modificare gli articoli 57 e 83 della costituzione. Tale provvedimento seppur sostenuto da tutta la maggioranza, è dal mese di giugno che ha iniziato a seguire l’iter delle audizioni in commissione affari costituzionali di Montecitorio. Un altro provvedimento a firma Brescia (M5s), si prefigge di modificare l’articolo 58 della costituzione. Provvedimento che ha iniziato il percorso nel gennaio del 2019, giungendo alla fine di luglio dell’anno scorso alla sua prima approvazione. Modifica all’articolo 58 della Costituzione in materia di elettorato per l’elezione del Senato della Repubblica. Link: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01176801.pdf

Il Movimento StelleNelCuore, ritiene che di fronte ad una riforma, così ampia e articolata dei regolamenti sia necessario anzi imprescindibile, che il parlamento e gli organi d’informazione, lavorino insieme per dare la massima trasparenza su quanto si va a modificare e alle possibili conseguenze per il popolo sovrano. 

La falsa contrapposizione tra privacy e trasparenza

La trasparenza è una garanzia per gli elettori, ma lo è anche per gli eletti 

Di fronte alle richieste di trasparenza si mette spesso il diritto alla privacy di deputati e senatori. Noi crediamo che chi mette a disposizione della comunità la sua persona, dovrebbe rinunciare ad una larga parte del suo diritto alla privacy. Anche se già lo stesso garante per la protezione dei dati personali, in occasione alla vicenda del bonus Covid, ha precisato che, sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo. Tutto ciò poiché rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono, anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti (– Garante della privacy, comunicato del 11 agosto 2020).

Con questo parere, il garante ha chiarito che in questo caso il rispetto della privacy trova un limite nel ruolo pubblico dei parlamentari, non a caso già sottoposti dalla legge all’obbligo di pubblicazione di redditi e patrimoni. A tutto vantaggio, di un monitoraggio civico, obiettivo e costante sull’operato di chi svolge una funzione pubblica.

Trasparenza in ombra su rimborsi e indennità ricevute 

La trasparenza: una eterna sconosciuta per chi ci amministra

Non solo gli enti locali, anche il parlamento resta allineato nell’utilizzare la “trasparenza relativa” offuscandola. Una trasparenza pilotata, realizzata per “nascondere”, in un modo tale, da rendere difficile o impossibile, prendere atto pienamente, di cosa fanno e quanto guadagnano.

Lo si può vedere facilmente, consultando i siti di camera e senato i quali pur pubblicando, in due pagine simili il trattamento economico di deputati e senatori. Un riepilogo generale che non consente nello specifico, capire in dettaglio quanto ad esempio, presidenti e vicepresidenti ricevono d’indennità di funzione aggiuntiva. Come anche  gli emolumenti cambiano in base al ruolo all’interno dell’assemblea e delle commissioni. Infine resta difficile quante sono le decurtazioni effettive, non quelle sulla carta, che vengono applicate in base alle assenze.  

Anche sugli emolumenti attribuiti, a chi ricopre una posizione chiave, nei lavori di commissione e di aula, c’è una evidente zona d’ombra. Ci riferiamo ai Presidenti, vicepresidenti, questori, segreta, che ricevono, oltre all’indennità parlamentare, una indennità di funzione. Ma l’entità in dettaglio, per ciascun membro, di rimborsi spese e benefit connessi con queste cariche, non è trasparente all’opinione pubblica.

Nota bene: Sono 176 gli incarichi di posizione chiave negli uffici di presidenza e nelle commissioni permanenti di camera e senato.

Ma di cosa è fatto lo “stipendio” dei parlamentari?

Quello che viene comunemente definito come lo “stipendio” del parlamentare è in realtà la somma di importi di natura ed entità diverse. A grandi linee abbiamo: l’indennità vera e propria, l’indennità di funzione, la diaria per le spese di soggiorno a Roma, i rimborsi per l’attività politica sul territorio e altre spese (trasporti, telefono ecc.). 

Su tutti questi importi, gli elettori hanno diritto di avere la massima trasparenza.

Non abbiamo infatti, ancora oggi un riepilogo puntuale, di quanto ogni singolo eletto riceve in relazione alla attività svolta in parlamento.

La prevista pubblicazione della dichiarazione dei redditi, consente infatti una trasparenza molto limitata. In tali dichiarazioni (che non tutti fanno, visto che non comporta nessuna sanzione) infatti possono confluire anche redditi diversi, e non c’è modo di sapere quanti derivino da rimborsi, quanti dall’indennità di carica e di funzione e quante siano state le decurtazioni per assenze.

Ma in generale quanto percepiscono dallo stato i parlamentari?

Diversi sono gli emolumenti che vanno a comporre il trattamento economico di ciascun deputato o senatore.

In relazione alle entrate dei parlamentari, ad esempio, i siti istituzionali delle due camere pubblicano le “entrate teoriche” dei propri membri. Ma resta ancora assente un riepilogo effettivo, di quanto ogni componente ha percepito, così come il dettaglio del ricevuto da ciascuna voce.

Una parte totalmente nebulosa è quella relativa ai vari rimborsi, come quelli per le “spese per l’esercizio del mandato”. In questa categoria rientrano, ad esempio, anche i soldi per pagare i collaboratori. Si tratta al mese per la camera di 3.690 euro, la metà dei quali non deve essere documentata. Altre voci piuttosto alte sono i 3.503 euro forfettari di indennità per le spese di soggiorno a Roma, e 1.110 euro per gli spostamenti in taxi, ed ovviamente la tessera per viaggiare gratis e senza limitazioni in autostrada, in aereo, in treno, in traghetto. Ci sono inoltre 526,66 euro mensili per assistenza sanitaria, Clamoroso il rimborso per le spese telefoniche: 1.200 euro annui rimborsati a forfait. Da tener presente che fino al 2014 era pari a 3.098.   

A quanto ammontano le entrate dei parlamentari?

Nella sostanza (secondo money.it) se non consideriamo le eventuali indennità di funzione, i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro, mentre i deputati si “contentano” di 13.971,35 euro.

Insomma, i parlamentari italiani sono pagati tanto forse troppo, ma soprattutto hanno rimborsi più alti, che non devono documentare e spesa illimitata in viaggi da non giustificare. Sta di fatto che ancora oggi il salario di un deputato è 5,5 volte superiore rispetto allo stipendio medio di un italiano (2.534 euro di lordo mensile).

Senza considerare la pletora dei privilegi e le spese senza giustificativi che sono privilegio tutto italiano. Rimettere in linea tali costi non sarebbe così difficile, visto che non serve modificare la Costituzione. Si potrebbe ad esempio utilizzare alcune delle discipline previste dal parlamento europeo o dalle camere di altri stati, come la pratica di sostituire i rimborsi in denaro, con l’offerta dei servizi necessari ai parlamentari.

Quanto costano le indennità (figlie) dei molteplici incarichi?

I parlamentari continuano ad essere una categoria protetta, della quale i cittadini devono sapere il meno possibile. Pur essendo ben retribuita con soldi pubblici, possono mantenere riservati gli emolumenti ricevuti dallo stato. 

Uno dei principali argomenti portati nella discussione era la riduzione dei costi della politica. Oggi però non esistono dati certi sugli emolumenti di ciascun parlamentare. Sappiamo però che la spesa annua per indennità e rimborsi di deputati e senatori è pari a 224 milioni.  

Pubblicare le decurtazioni dovute alle assenze

Partecipare ai lavori dell’aula e delle commissioni è un dovere per i membri del parlamento, come stabilito chiaramente dai regolamenti di camera e senato. È dovere dei deputati partecipare ai lavori della Camera.

Per questa ragione, entrambi i rami prevedono delle decurtazioni sulla diaria per i deputati che non partecipano ai lavori. Ampia è la conoscenza degli assenteisti, mentre quasi nulla si sa, su quanto effettivamente gli è costato defilarsi. Sappiamo che alla Camera (da OpenPolis) la diaria di 3.500 euro viene tagliata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza. Ma solo in caso di mancata partecipazione ad almeno il 30% delle votazioni in aula. Così come sappiamo che ai 206 euro si possono aggiungere fino a 500 euro mensili in caso di assenza in commissioni e giunte. Ma l’esperienza insegna che i percettori, ormai esperti, sono molto attenti a non superare la soglia, riuscendo ad assentarsi al massimo 2 volte su tre evitando qualsiasi decurtazione

Ciò avviene poiché le “penalità”, sono state disciplinate in modo che si prestano ad essere eluse. Senza considerare che attualmente, non è possibile monitorare, in modo puntuale le presenze e assenze, in giunte e commissioni.

La trasparenza è sempre meno per nascondere quello che non dobbiamo vedere

Movimento StelleNelCuore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.