Raccolta differenziata: ancora lontano l’obiettivo del 2012

Continua ad essere disatteso un obiettivo mancato del 2012

Entro il 31 dicembre 2012, il nostro paese avrebbe dovuto raggiungere il 65% di raccolta differenziata.

Tuttavia, secondo i dati più recenti relativi al 2018, nel nostro paese i rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata costituiscono il 58% del totale. Dopo sei anni nel 2018 mancavano ancora 7 punti percentuali, per raggiungere un obiettivo che andava raggiunto nel 2012. 

Secondo l’ultimo rapporto Ispra, in Italia nel 2018 sono stati prodotti 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, un aumento di 590 mila tonnellate rispetto al 2017. Molti di questi sono stati depositati nelle discariche (22%) o smaltiti negli inceneritori (18%), entrambe soluzioni dannose per l’ambiente. La discarica perché può contaminare suolo, acqua e aria e l’inceneritore per la diffusione di inquinanti nell’atmosfera.

Un problema che anche la confederazione Europea ha cercato di normare. L’Unione Europea, infatti, che con la direttiva 2018/851/UE, interviene nuovamente, chiedendo agli stati membri, di migliorare il servizio di raccolta differenziata e nuovamente fissato alcuni obiettivi sul riutilizzo e il riciclo. Un intervenuto legislativo che fissa obiettivi e condizioni da seguire nella gestione dei rifiuti. Anche l’Italia, aveva già con il decreto legislativo 152/2006 e la legge 296/2006 stabilito un target specifico sulla raccolta dei rifiuti.

Come evolve la situazione dei costi?

Secondo l’Ispra,  il costo totale medio pro-capite all’anno per i rifiuti urbani in Italia, è cresciuto di 3,46 euro.

E’ infatti passato a 174,65 euro rispetto al 2017 quando era  pari a 171,19. Da notare che al Centro Italia tale costo è molto più elevato, si paga infatti mediamente 208,05 pari al 21% in più .

L’Italia dunque continua ad essere lontana anche dall’obiettivo che si era data

Per avviarsi verso l’obiettivo, è chiara la strada da percorrere, ridurre la produzione di rifiuti inutili (imballi in primis), e fare una vera, completa e capillare raccolta differenziata.

Per consumare meno materiali e quindi generare meno immondizia, occorre punire le aziende che producono applicando la logica della obsolescenza programmata, disincentivare la produzione dei prodotti “usa e getta” tassandoli, è anche fondamentale premiare il riciclo e la riparazione, organizzare una migliore gestione dei rifiuti.

A questo principio si deve accompagnare necessariamente la pratica della raccolta differenziata, che consente il riciclo di materiali, riducendo gli sprechi. Questo avrebbe chiaramente effetti positivi a livello ambientale: meno sprechi significa meno rifiuti da mandare in discarica o all’inceneritore e quindi meno danni all’ambiente.

Solo 7 regioni su 20 hanno raggiunto nel 2018 l’obiettivo del 2012 sulla raccolta differenziata

 

Resta chiaro che solo 4 regioni nel 2017 sono riuscite a raggiungere il 65% di raccolta differenziata, mentre ci sono ancora regioni, estremamente lontane dall’obiettivo, come il Lazio 45,7%, la Basilicata 45,3%, la Puglia 40,4%, la Calabria 39,7%, il Molise 30,7% ed infine la Sicilia con il 21,7%. 

Quali sono le differenze nelle varie province italiane 

 Quanto varia la diffusione di questa pratica da nord a sud
Per capire quanto la raccolta differenziata sia praticata in Italia, fermarsi alla media nazionale non è sufficiente.

Osservando i dati delle singole regioni infatti emergono ampie differenze. Da una parte, i territori del nord hanno perlopiù risultati superiori alla media (58%) e in alcuni casi superiori all’obbiettivo del 65%. Mentre le regioni che registrano le quote più basse sono quelle del sud.

Tra le eccezioni a questa tendenza generale spiccano la Sardegna, sesta in classifica a quota 67% e la Liguria quattordicesima (49,7%).

7 su 20 le regioni che hanno raggiunto l’obiettivo 2012 sulla raccolta differenziata
Percentuale di raccolta differenziata di rifiuti urbani, per regione (2018)

Tenuto conto che, l’obiettivo nazionale del 2012, nel nostro paese era di raggiungere il 65% di raccolta differenziata.

Riscontriamo che seppur alcune regioni, hanno superato ampiamente gli obbiettivi, la maggior parte delle regioni italiane sono molto indietro e arrancano ancora. Il Veneto è la regione modello per la raccolta differenziata, che è pari a 73,8% sul totale dei rifiuti urbani, come pure il Trentino Alto Adige con 72,5% e Lombardia con 70,7%.

Più della metà delle province non raggiunge il 65% di raccolta differenziata

Fanalini di coda invece la Calabria con il 45,2%, insieme a il Molise 38,4% e la Sicilia  con un drammatico 29,5%.

Approfondendo la questione a livello provinciale, la situazione risulta in linea con quella regionale. Cioè un nord, con Treviso che con un 87,3% detiene il record in Italia, e un ampia diffusione nel centro, mentre nel sud è poco sviluppata, anche se ci sono delle eccezioni.
In controtendenza alcuni territori del centro, in particolare nelle Marche, in Toscana e in Umbria. Spiccano anche alcune province meridionali come Chieti (69,4%) e Benevento (70,6%) e tutte quelle sarde ad eccezione di Cagliari (57,8%). Nel nord sono diverse le province piemontesi e liguri a registrare quote inferiori al 65%, insieme alle lombarde Pavia (51,5%) e Sondrio (55,8%). Palermo chiude per ultimo con meno del 20%, la quota più bassa in Italia.

Movimento StelleNelCuore

Note:

La raccolta dei rifiuti è una questione che riguarda da vicino la vita quotidiana dei cittadini. Quindi chi vuole conoscere quanta raccolta differenziata si fa nel proprio comune, può scaricare i dati comunali, o regione per regione.

Link (Percentuale di raccolta differenziata di rifiuti urbani 2017)

Note: I dati utilizzati per i contenuti della rubrica sull’ambiente possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione.

Le fonti utilizzate per questo articolo sono Openpolis, Ispra e Istat.

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