La gestione dei soldi nell’emergenza Covid-19

Ammontano a circa 10 miliardi di euro, i soldi messi a bando fino alla metà di luglio
la maggior parte dei quali, con procedure negoziali e affidamenti diretti.

Una tendenza che rispecchia la necessità di tempi rapidi, di molta trasparenza, ma soprattutto di un monitoraggio accurato.

Per l’emergenza Covid, le amministrazioni pubbliche hanno dovuto provvedere, in modo massiccio ad acquisti di servizi e forniture.

A questo scopo sono stati messi a bando, considerando anche gli accordi quadro, quasi 8 miliardi per mascherine e dispositivi di protezione, oltre 700 milioni per apparecchiature mediche per la terapia intensiva e circa 600 milioni per tamponi, test e sistemi diagnostici.

Parliamo per adesso di 4.775 lotti, emessi da 516 stazioni appaltanti, per un valore complessivo di 9,65 miliardi di euro di importi a base d’asta. Di circa la metà dei lotti, sappiamo con certezza che è già stato aggiudicato, e che sono 714 le aziende vincitrici censite finora. 

Esempi di aziende più utilizzate con più di 500 milioni: DRAEGER ITALIA SPA33 lotti 664 milioni- e GE MEDICAL SYSTEMS ITALIA SPA, ma tutti i dettagli li trovate nel seguente link: https://bandicovid.openpolis.it/aziende

Il rischio: deriva dal momento di emergenza, che prevede che le risorse vengono gestite attraverso procedure straordinarie.

Ebbene con la necessità di far fronte in tempi rapidi alla crisi in corso, meno del 3% degli importi è stato messo a gara con una procedura aperta, bensì la maggior parte è stata affidata direttamente o a seguito di una negoziazione; 1,69 miliardi di quelli censiti, è stata la somma degli importi a base d’asta dei tre lotti più grandi.

Gran parte dei lotti riguardano le spese per i dispositivi di protezione individuale e l’abbigliamento protettivo. Ciò emerge sia che si includano oppure si escludano gli accordi quadro. Nel primo caso, su 9,65 miliardi banditi, quasi 8 sono relativi a questo tipo di spesa (83%). Quota che sale all’88% se si escludono gli accordi quadro (6,5 miliardi su 7,3 di importi banditi).

Oltre l’80% degli importi banditi, ha come oggetto mascherine, guanti, tute protettive e altri dispositivi di protezione. 

Il progressivo allargamento dello “stato di eccezione”

Una tendenza inevitabile, espressamente prevista dalla normativa di questi mesi, ma che proprio per questo richiede la massima attenzione.

Sembra infatti, anche alla luce dei provvedimenti degli ultimi mesi, come il decreto semplificazioni, che oltre ad alzare la soglia per gli affidamenti diretti, si estende il ruolo del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19.

Provvedimenti che generano un’estensione delle misure straordinarie, sia nella durata che nell’ampiezza; un allargamento anche dello spazio d’azione della gestione commissariale, che si occuperà quindi, anche degli acquisti necessari alla riapertura delle scuole a settembre, come i dispositivi di protezione, gli arredi scolastici, oltre a tutti i beni strumentali per la riapertura in sicurezza. Si allunga anche l’uscita dalla gestione emergenziale, che per di più potrebbe in futuro, essere protratta ulteriormente.

Una fase eccezionale e poche informazioni pubbliche

Sembra a noi del Movimento StelleNelCuore, poiché la fase eccezionale è oramai diventata normalità, che le procedure e la contabilità straordinarie, sono estese nel tempo e negli ambiti, che la conoscenza dettagliata, completa e trasparente, su come sono state e saranno gestite le eccezionali risorse sia indispensabile.

Risulta invece a noi, che ancora oggi, sui siti del governo e della gestione commissariale, ben poco si può sapere di quanto stiamo spendendo. Crediamo che in primis il commissario Arcuri sia tenuto a rendere pubblici, tutti i dati relativi ai bandi da lui gestiti, senza omissis ne ritardi ingiustificati, così come dovrebbero fare governo e regioni.   

Sebbene ciò sia permesso dalle leggi, crediamo sia un metodo scorretto, che evidenziando una scarsa democraticità della politica, conferma l’abitudine alla scarsa trasparenza, madre di tutte le “mazzette”.

Fortunatamente alcuni dati sono stati resi pubblici, dalla banca dati sui contratti pubblici, tenuta da ANAC, un ente che sta operando in un contesto normativo, di deroghe e sospensioni dei termini

Triste è dover constatare che gli unici veri spazi di trasparenza oggi disponibili, sono quelli resi obbligatori dalle leggi precedenti la crisi, e rimasti indenni dalla normativa d’eccezione.

Necessarie: trasparenza, accurati controlli e diffusione degli assegnatari   

Solo rendendo pubblici i dati sui contratti stipulati sarà possibile monitorare il corretto utilizzo delle ingenti risorse, frenando la voglia di abuso dei detentori del potere decisionale. I Cittadini hanno il diritto-dovere di poter valutare con i dati chiari e certi, l’attendibilità delle scelte economico/politiche e dell’attività amministrativa svolta in questi mesi.

Servono adeguati strumenti per monitorare quanto è stato fatto, a tutti i livelli, tra i quali quello di pubblicare i dati sugli acquisti, che non è solo un bisogno di trasparenza, ma una necessità di controllo. È infatti per noi, la premessa per poter far valutare, anche dalle forze politiche d’opposizione, le scelte finora fatte, valutandone i punti di forza e di debolezza, consentendo a chiunque critiche e eventuali denunce.

Ciò consente inoltre d’imparare dagli errori, per impedirne la ripetizione, sia di quelli involontari sia soprattutto di quelli che sembrano “volontariamente” commessi.

Sintetizzando, già dai primi dati (pubblicati da ANAC) emerge un quadro composito di attori e procedure, che necessita di approfondimenti e verifiche da monitorare nel tempo

Cosa è emerso finora

Sommando tutti i lotti censiti si raggiungono i 9,65 miliardi di euro. Di questi, 2,33 miliardi sono accordi quadro, cioè il perimetro contrattuale entro cui saranno fatti gli affidamenti veri e propri.

7,3 miliardi banditi per l’emergenza Covid-19 dalle stazioni appaltanti censite (esclusi accordi quadro).

Dal confronto tra importi base d’asta emerge che: Oltre la metà dei lotti sono scaduti, ma non è possibile ricostruire se siano stati aggiudicati, che pone anche una questione di trasparenza.

Oltre la metà dei lotti Covid-19 censiti risultano “scaduti con esito sconosciuto“, ciò vuol dire che l’unica fonte – la banca dati dei contratti pubblici -, non sa più nulla di qui bandi, né se siano stati aggiudicati né qualora lo siano,  da chi e per quali importi.

Perciò se escludiamo gli accordi quadro, gli importi a base d’asta sono pari a 7,3 miliardi di euro, di questi, 5,2 riguardano lo stato centrale. Dei quali, ne sono già stati aggiudicati 4,26 miliardi (con importo di aggiudicazione pari a 3,56 miliardi). 

Il 65% degli importi banditi si concentrano in 2 stazioni appaltanti: Consip e la struttura commissariale per l’emergenza. In particolare Consip (2,5 miliardi), la società di proprietà del ministero dell’economia che serve da centrale per gli acquisti per la pubblica amministrazione italiana. Seguita dalla struttura guidata dal commissario straordinario Arcuri (2,2 miliardi) e dal dipartimento della protezione civile (circa 365 milioni).

Oltre allo stato centrale, hanno avuto un ruolo chiave nella crisi anche le regioni. In particolare attraverso le diverse centrali di committenza (società pubbliche che svolgono il ruolo di Consip in ambito regionale). Queste assommano un totale di 1,15 miliardi (esclusi accordi quadro), di cui il dato più rilevante è quello di Aria spa (l’azienda costituita proprio nel periodo Covid-19, per gli acquisti della regione Lombardia) per 433 milioni.

Tutte le altre articolazioni dello stato centrale seguono a grande distanza: Inail (11,9 milioni), l’arma dei carabinieri (7,9 milioni), il dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’interno (7,3 milioni).

Movimento StelleNelCuore

per approfondire:

Data la fase di emergenza, prevalgono le procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando. Oltre il 40% dei lotti e degli importi base d’asta sono stati affidati con questa modalità, che prevede che le stazioni appaltanti possano negoziare la fornitura consultando direttamente un minimo di 5 operatori economici (se esistenti, v. art. 63 comma 6 del codice dei contratti pubblici).

Si tratta di una modalità indicata espressamente nell’ordinanza del capo della protezione civile del 3 febbraio scorso, che ha stabilito le deroghe e le procedure da seguire nell’emergenza.

Successivamente, anche il decreto Cura Italia (n. 18/2020) ha previsto il ricorso alle procedure negoziate senza bando, fino al 31 dicembre 2020,  per una serie di attività.

L’elaborazione non include gli importi banditi attraverso accordi quadro.

Con l’accordo quadro si definisce una classifica di operatori abilitati a ricevere parte dell’appalto. In seguito la stazione appaltante assegna dei lotti agli operatori precedentemente definiti senza riaprire una competizione. 

Nella categoria “Altro” sono state aggregate le seguenti procedure, inferiori a 50 milioni di euro ciascuna alla data di aggiornamento: procedura negoziata senza previa indizione di gara (settori speciali); confronto competitivo in adesione ad accordo quadro/convenzione; non classificato; sistema dinamico di acquisizione; affidamento diretto per variante superiore al 20% dell’importo contrattuale; affidamento diretto a societa’ in house; procedura ristretta; procedura competitiva con negoziazione; procedura negoziata con previa indizione di gara (settori speciali).

Alle procedure negoziate, seguono gli affidamenti diretti, di cui la maggioranza (2,85 miliardi) è in adesione ad un accordo quadro. Ulteriori 895 milioni sono affidamenti diretti senza accordo quadro, cioè senza alcun confronto competitivo tra operatori economici. Questa modalità, peraltro, come emerge anche dalla relazione annuale al parlamento di Anac, è quella prevista per le risorse derivanti da donazioni:

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