Epidemie influenzali: vaccini periodo sintomi danni

La sorveglianza integrata dell’influenza in Italia e i risultati della stagione 2018-19

La sorveglianza integrata dell’influenza in Italia si basa su:

  • una rete nazionale di sorveglianza sentinella (InfluNet) che combina informazioni cliniche e virologiche;
  • un sistema di sorveglianza nazionale delle infezioni respiratorie acute gravi (SARI);
  • monitoraggio della copertura della vaccinazione antinfluenzale.

In Italia le epidemie influenzali si verificano, in ogni stagione, durante i mesi autunnali e invernali, con una grande variabilità nelle caratteristiche epidemiologiche. L’inizio, la durata, l’intensità e la diffusione geografica dell’epidemia influenzale sono imprevedibili.

Dal momento che i virus influenzali così come CoVid-19 si trasmettono per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie, sono raccomandate norme precauzionali, come:

  • evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa,
  • lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone (in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti),
  • evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca,
  • coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce,
  • gettare i fazzoletti, mascherine, guanti ecc. usati ed infetti nell’indifferenziato in un sacchetto,
  • aerare regolarmente le stanze dove si soggiorna, etc.

I molteplici fattori dipendono:

  • dalle caratteristiche dei ceppi virali,
  • dalla suscettibilità della popolazione,
  • dalla corrispondenza tra i ceppi virali presenti nel vaccino e quelli circolanti,
  • dai fattori climatici e ambientali.

Casi sporadici possono verificarsi anche nei mesi estivi, con un incidenza trascurabile.

L’obiettivo della sorveglianza integrata dell’influenza è valutare l’impatto dell’influenza sulla popolazione italiana.

Ogni anno la stagione invernale ci espone al rischio di contagio, con la caratteristica di infettare le vie aeree (naso, gola, polmoni) e manifestare sintomi simili. Quest’anno il quadro epidemiologico è più complesso a causa del virus pandemico SARS-CoV-2. Entrambi i virus, manifestano una serie di sintomi molto simili, per i quali è impossibile fare una diagnosi immediata (se non attraverso il tampone nasale per virus SARS-CoV-2). 

L’impatto della stagione influenzale 2018-19 è stato elevato in termini di numero di casi di ILI e casi gravi e decessi.

Durante la stagione influenzale 2018-19, circa 8 milioni di casi di malattia simil-influenzale (ILI) sono stati sottoposti a cure mediche in Italia, con un’incidenza totale osservata del 13,6% nella popolazione italiana. Tra i pazienti ricoverati con infezione da virus dell’influenza ricoverati in reparti di terapia intensiva (ICU), il 99,9% era infettato da virus di tipo A. 

Monitoraggio della copertura vaccinale antinfluenzale

Nella stagione 2018-19, la copertura vaccinale antinfluenzale nella popolazione anziana è bassa e pari al 53,1%, lontana dall’obiettivo OMS del 75%. Anche negli ultimi anni, è stata bassa, pari a circa il 50%. La campagna vaccinale inizia a metà ottobre per proseguire a fine dicembre, salvo diverse indicazioni legate all’andamento dell’epidemia.

In particolare nella popolazione anziana ha avuto un incremento a partire dalla stagione 1999-2000, raggiungendo il suo valore massimo di 68,3% nel 2005-06. C’è poi poi stato un consistente calo, a seguito del ritiro di alcuni lotti, per presunti eventi avversi gravi. Il suo minimo storico del 48,6%, si è registrato nella stagione 2014- 15. 

I dati raccolti dalle regioni vengono inseriti in una scheda online gestita dall’ISS che analizza i dati e fornisce i risultati di copertura al Ministero della Salute, il quale provvede a pubblicarle annualmente sul proprio portale.

Vaccinarsi contro l’influenza, questo periodo pandemico, rende meno difficile diagnosticare i casi sospetti. Infatti a causa della sintomatologia sovrapponibile con il Covid-19, si potrà evitare un’eventuale concomitanza di infezioni, legate ad entrambi i virus. Se ciò accadesse, aggraverebbe il decorso della stessa malattia, e le possibili gravi complicanze.

In Umbria, attualmente viene vaccinato meno dell’1% dei bambini tra 6 mesi e 14 anni

Il vaccino antinfluenzale sarà gratuito per tutti i bambini da 6 mesi a 6 anni. Diversamente da 7 ai 14 anni è gratuita, solo per i bambini a rischio. I pediatri di libera scelta potranno su base volontaria, vaccinare sia presso i Centri di salute sia nei propri ambulatori. L’Umbria ha previsto una remunerazione premiale, per le vaccinazioni fatte dal PLS nel proprio ambulatorio:

  • i pediatri che non raggiungono una quota vaccinale della popolazione assistita tra i 6 mesi e i 6 anni di età pari almeno il 35% non hanno diritto a nessuna forma di remunerazione;
  • Al di sopra di questa percentuale viene riconosciuta la quota fissa di 6,16 euro ad assistito vaccinato più un incentivo che va da un minimo di 1 euro (per chi supera il 40%) a un massimo di 4 euro (per chi supera il 75%).

La vaccinazione antinfluenzale nei bambini affetti da particolari patologie croniche, è un valido strumento di prevenzione. Vaccini che non devono essere somministrati ai lattanti al di sotto dei sei mesi, né tanto meno, a soggetti che abbiano manifestato reazioni di tipo anafilattico, o ad uno dei componenti del vaccino.

Vediamo quali sono i sintomi tipici

È definito un caso di ILI un soggetto che presenti improvviso e rapido insorgere di almeno uno tra i seguenti sintomi generali:

  • febbre o febbricola,
  • malessere/ spossatezza,
  • mal di testa,
  • dolori muscolari;

insieme ad uno tra i seguenti sintomi respiratori:

  • tosse,
  • mal di gola,
  • respiro affannoso.
Sorveglianza delle forme gravi e complicate, di influenza confermata

Dalla stagione pandemica 2009-10 è attiva in Italia la sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza.     A tale scopo, le regioni e le province autonome sono tenute a segnalare i casi al Ministero della Salute e all’ISS. La sorveglianza si prefigge come obiettivo di raccogliere informazioni sulle forme gravi e sui decessi per descriverne l’andamento in ogni stagione.

Si definiscono forme gravi e complicate di influenza, tutte le forme di gravi infezioni respiratorie acute, e/o tutte le sindromi da distress respiratorio acuto. Le condizioni gravi prevedono il ricovero in unità di terapia intensiva (UTI) e/o il ricorso alla terapia in ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO), quando è confermata dal laboratorio, la presenza di un tipo/sottotipo di virus influenzale. 

I dati della sorveglianza vengono raccolti attraverso l’utilizzo di una piattaforma online.

Risultati della sorveglianza InfluNet

La stagione 2018-19 è stata caratterizzata da un’elevata circolazione virale e da un’elevata incidenza di ILI. Il periodo epidemico (incidenza superiore a 2,74 casi per 1.000 assistiti) ha avuto una durata di 16 settimane (dalla 49a del 2018 alla 12a del 2019).

Il picco epidemico è stato raggiunto nella quinta settimana del 2019 con un livello d’incidenza di 14,1 casi per mille assistiti, pari a una intensità alta e paragonabile a quella osservata nella scorsa stagione, 2017-18 .

Le stagioni influenzali 

Nell’intera stagione influenzale, il 13,6% della popolazione italiana ha avuto una ILI, per un totale di circa 8.072.000 casi. Per la stagione 2018-19 sono state stimate le seguenti soglie: 2,74 casi per mille assistiti (livello basale), 8,41 (intensità bassa), 12,89 (intensità media), 15,56 (intensità alta), oltre 15,56 (intensità molto alta).

Le ILI hanno colpito maggiormente le fasce di età pediatrica: il 37,3% dei bambini di età 0-4 anni, il 19,8% nella fascia di età 5-14 anni, il 12,8% gli individui di età compresa tra 15 e 64 anni e il 6,2% gli anziani di età pari o superiore a 65 anni. Nelle ultime due stagioni influenzali l’incidenza delle ILI nella fascia di età tra zero e quattro anni è stata la più alta a partire dalla stagione 2004-05. 

Sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza confermata

Come già evidenziato dai dati della sorveglianza delle ILI, anche l’impatto di questa stagione, in termini di numero di forme gravi e complicate di influenza confermata, è stato elevato e paragonabile a quello della precedente stagione influenzale. Il 63,2% dei casi gravi è di sesso maschile e l’età mediana è pari a 63 anni (range: 0-105 anni).

Nell’83,4% dei casi gravi e nell’89,7% dei deceduti era presente almeno una condizione di rischio preesistente (diabete, tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, obesità, ecc.) e solo l’11,2% dei casi è risultato vaccinato. Otto casi gravi si sono verificati in donne in stato di gravidanza. In 528 casi (67,1%) è stato isolato il virus A(H1N1)pdm09, in 123 (15,6%) il virus A(H3N2) e in 135 (17,2%) il virus A non sotto tipizzato. Tra tutti i casi, 44 hanno necessitato del supporto ECMO e 602 pazienti sono stati intubati.

Considerazioni generali su virus influenzali

Le infezioni respiratorie acute, causate dai virus influenzali, possono essere lievi, gravi e possono essere causa della morte, nei soggetti a rischio, soprattutto anziani ma anche bambini. Si stima che le epidemie annuali causino da 3 a 5 milioni di casi severi di influenza e da 290.000 a 650.000 morti in tutto il mondo. Il ricovero e la morte si verificano principalmente tra i soggetti ad alto rischio, che includono donne in gravidanza e chiunque abbia patologie sottostanti come diabete, obesità, malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolari.

La stagione 2018-19 è stata caratterizzata da un’intensa attività virale, con un’incidenza cumulativa di elevata entità.  Il picco epidemico, è stato raggiunto nella prima settimana di febbraio 2019, periodo nel quale normalmente si osserva il picco. Sebbene sia noto che i virus influenzali, di consueto, colpiscano maggiormente le fasce di età pediatrica, in questa stagione è stata osservata una incidenza decisamente elevata nei bambini molto piccoli, al di sotto dei cinque anni di età.

Anche in termini di severità vi è stato un elevato numero di persone ricoverate in terapia intensiva per complicanze dell’influenza, un quarto delle quali è deceduto. Per quanto riguarda i virus circolanti, durante tutta la stagione, vi è stata una predominanza dei virus di tipo A in pari proporzione tra il sottotipo A(H1N1)pdm09 e il sottotipo A(H3N2).

Tra i casi gravi ricoverati in terapia intensiva, il 70% sono stati causati dal virus A(H1N1)pdm09.

L’Istituto superiore di sanità (Iss) pubblica ogni settimana i dati sul monitoraggio della stagione influenzale. Partendo dalla settimana n. 42 di un anno (metà ottobre) alla settimana n. 17 dell’anno seguente (fine aprile). 

Sul sito dell’Iss si legge che durante la sesta settimana del 2020 (ossia dal 3 al 9 febbraio 2020) si è registrata «una media giornaliera di 217 decessi rispetto ai 238 attesi». La fonte del dato è il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (Sismg) «che si basa su 19 città campione italiane che raccolgono quotidianamente il numero di decessi negli ultra 65enni per tutte le cause (non solo per influenza)». 

Il motivo del conteggio, è quello di determinare “l’eccesso di mortalità”, che ogni anno, l’influenza determina. Ossia il numero di morti in più, rispetto a quello che si registrerebbe, senza il contagio dei virus influenzali. Il Sismg riporta le statistiche sui decessi per tutte le cause, spiega l’Iss, «perché i dati dei decessi per influenza non sono disponibili in tempo reale». L’Istat invece, che ogni anno codifica tutti i certificati di morte, compresa l’influenza, e ne attribuisce la causa principale. Tali dati di mortalità per specifica causa, però li rende disponibili circa due anni dopo.

I morti di influenza negli ultimi 11 anni

Secondo il database di Istat sulle cause iniziali di morte (ossia su quelle malattie che hanno condotto al decesso), nel 2017 i morti per influenza sono stati 663, il doppio dei 316 registrati nell’anno precedente. Nel 2015 i decessi sono stati 675 e 272 nel 2014. Tra il 2007 e il 2013 i morti per influenza sono stati rispettivamente: 411, 456, 615, 267, 510, 458 e 417.

Dunque i virus influenzali, come ha spiegato a Pagella Politica Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore all’Università degli Studi di Milano, causano ogni anno in Italia, anche tra le 4 mila e le 10 mila morti “indirette”, dovute a complicanze polmonari o cardiovascolari, legate all’influenza.

I decessi in tutto il mondo per la sola influenza, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, arrivano secondo alcune stime fino a 500 mila l’anno. 

«Diversi studi pubblicati utilizzano differenti metodi statistici per la stima della mortalità per influenza e per le sue complicanze», spiega l’Istituto superiore di sanità.

«È grazie a queste metodologie che si arriva ad attribuire mediamente 8 mila decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia».

Ricapitolando: se contiamo i morti “diretti” per influenza, tra il 2007 e il 2017 sono stati in totale poco più di 5 mila; se si considerano anche i decessi “indiretti” il numero sale di molto e potrebbe potenzialmente a superare le 100 mila morti in totale. In generale, spiega l’Iss, si stima che il tasso di letalità dell’influenza stagionale (ossia il rapporto tra morti totali e contagiati) sia inferiore all’uno per mille (0,1 per cento). 

Vediamo adesso i dati sui contagiati.

Secondo i dati dell’Iss, ogni anno le sindromi simil-influenzali (ossia quelle che danno sintomi riconducibili all’influenza) coinvolgono circa il 9 per cento dell’intera popolazione italiana, «con un minimo del 4 per cento [circa 2,4 milioni di persone], osservato nella stagione 2005-06, e un massimo del 15 per cento registrato nella stagione 2017-18 [quasi 9 milioni]».

Secondo i dati più aggiornati di InfluNet (il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza, coordinato dal Ministero della Salute con la collaborazione dell’Iss), da ottobre 2019 alla settima settimana del 2020 (10-16 febbraio) il numero di casi stimati di sindrome simil-influenzale è pari a circa 5 milioni e 632 mila casi.

Abbiamo però i dati degli anni passati. Alla fine della stagione influenzale dello scorso anno, i casi stimati sono stati circa 8 milioni e 104 mila, un po’ di meno rispetto agli 8 milioni e 677 mila registrati a cavallo tra il 2017 e il 2018.

Ricapitolando 

Mentre secondo i dati più aggiornati, dall’inizio della diffusione del nuovo coronavirus, su 1.070.000 casi confermati di contagio i morti diretti e indiretti sono stati 44.590, pari a circa il 4,1 per cento dei casi. L’Istat a metà del 2020, ha rilevato che l’elevato numero di decessi, a causa del Covid-19 potrà avere, con molte probabilità, un impatto anche sulla speranza di vita.

L’effetto Covid infatti, determina un incremento, dell’ordine del 50%, di probabilità di morte, della popolazione con età più anziane, che risulterebbero pari 710 mila morti su base annua (73 mila in più della media).

Secondo i dati degli ultimi anni, in media circa il 9 per cento della popolazione italiana contrae il virus dell’influenza, ma il tasso di letalità stimato per la sola influenza è dello 0,1 per cento. L’Istat infatti dice che tra il 2007 e il 2017, i morti “diretti” per influenza sono stati in media 460 l’anno; mentre le stime per i decessi “indiretti” vanno dai 4 mila ai 10 mila l’anno. 

Per quanto riguarda i contagiati, i dati sulle ultime stagioni influenzali hanno mostrato un’ampia variabilità, con il 2017-2018 che ha fatto registrare il numero più alto: oltre 8,6 milioni di contagiati stimati.

StelleNelCuore  

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