Fondi dell’UE 2014-20: Costi benefici e obblighi

Leggiamoli sulla relazione della CORTE DEI CONTI!  

Corte dei Conti Relazione annuale dei fondi Ue 2014-20

  • sede a Lussemburgo;
  • un Membro per ciascuno Stato membro dell’UE, nominato dal Consiglio previa consultazione del Parlamento europeo;
  • organico di circa 900 persone di tutte le nazionalità dell’UE.
  • la Corte si accerta che l’UE tenga una buona contabilità, applichi correttamente le norme finanziarie a cui è soggetta e che le politiche e i programmi dell’UE conseguano gli obiettivi perseguiti assicurando un impiego proficuo delle risorse;
  • contribuisce a migliorare la gestione finanziaria dell’UE e promuove il rispetto dell’obbligo di rendiconto e la trasparenza;
  • segnala i possibili rischi, fornisce garanzie, evidenzia carenze e successi e offre orientamenti ai responsabili delle politiche e ai legislatori dell’UE;
  • presenta osservazioni e raccomandazioni al Parlamento europeo, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti nazionali, nonché al grande pubblico.
Vantaggi e svantaggi, costi e benefici, obblighi e condizionamenti dell’Unione Europea

Dalla relazione della Corte, si apprendono molti particolari che regolano il rapporto tra lo stato Italiano e l’Unione Europea. Aspetti che non sono noti ai cittadini, che sono portati a valutare in modo errato, sia i vantaggi e svantaggi,  sia i costi e i benefici che ne derivano. Ma soprattutto quali obblighi e condizionamenti comporta.

Ad  esempio, sapevate che l’Italia partecipa con una quota superiore agli altri, nell’attingere ai fondi europei? Infatti:

Dal punto di vista nazionale, soprattutto se, com’e avvenuto, in molte stagioni della programmazione dei fondi strutturali, il livello pagato e proposto d’addizionalità nazionale, è stato e sarà particolarmente elevato. Infatti da parte italiana si è lambita e superata la soglia del 50%, mentre negli altri Paesi si sono appostate quote decisamente inferiori. Ne emerge pertanto, l’esigenza (per poter accedere ai fondi europei) di assicurare, le necessarie risorse nazionali (e regionali).

Questa realtà per troppo tempo, è sfuggita all’attenzione di tutti, ed è una delle problematiche che giustifica (almeno in parte), la difficolta italiana d’utilizzare le risorse, a nostra disposizione dei fondi europei.

Ma a quanto ammontano le risorse assegnate all’Italia rispetto agli stati più grandi, dal bilancio UE?

Nel 2019 sono ammontate a circa 11,2 miliardi di euro, in aumento di poco più di 1 miliardo (+10,3%) rispetto al 2018.  L’Italia nel 2019 è al quarto posto per ammontare di risorse accreditate daIl’UE, dopo Polonia 16.334,2 , Francia 14.645,9, 11.979,9 Germania. Seguono Spagna 11.145,9 e tutte le altre distanziate l’Ungheria la più vicine con 6.185,7. 

Qui sotto lo specchietto con il dettaglio di tutti i paesi europei:

Ma quanti sono i versamenti fatti dall’Italia all’UE nel periodo 2013-2019?

2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
17.160 Mio 16.195 Mio 16.486 Mio 15.714 Mio 13.840 Mio 17.032 Mio 16.799 Mio

Un totale versato all’UE pari a circa 113,226 miliardi nei sette anni, contro 76,960 miliardi circa d’accrediti all’ltalia per rubriche di spesa (vedi tabella 5 periodo 2013-2019). Una differenza pari a 36,267 miliardi di costo al quale vanno aggiunti i miliardi che non riusciremo a spendere entro i tre anni successivi al 2019.  

LA RELAZIONE ANNUALE DELLA CORTE DEI CONTI EUROPEA

Ogni anno la Corte dei conti europea controlla le entrate e le spese del bilancio dell’UE e formula un giudizio sull’affidabilità dei conti annuali e sulla misura in cui le operazioni relative alle entrate e alle spese rispettano la normativa applicabile.

Secondo l’ultima relazione annuale della Corte dei conti europea l’Italia è ancora tra i fanalini di coda in Europa per assorbimento dei fondi strutturali, dal Fondo sociale a quello di sviluppo regionale. Da quello che emerge dalla relazione annuale della Corte dei conti europea l’Italia ha speso il 30,7% dei fondi di cui aveva diritto di fronte una media europea del 40%.

Fonte: Corte dei Conti UE

Meglio di tutti fa la Finlandia che sfiora l’80% dei fondi disponibili, poco meglio dell’Irlanda, Lussemburgo e Austria che completano il quartetto in cima.

In Italia il tasso di assorbimento nel 2019, si paragona con quello del 2012, come anni critici dei cicli di spesa, a valere sui bilanci settennali dell’UE, 2007-2013 e 2014-2020.

La Corte precisa che i tassi di assorbimento variano considerevolmente da un Fondo all’altro. Questa performance conferma le criticità e i dubbi sulla capacità della pubblica amministrazione di spendere in maniera efficiente le risorse stanziate. Il giudizio negativo della Corte ricorda che occorrono norme chiare e semplici per tutti gli impieghi delle risorse finanziarie dell’UE; serve inoltre verificare in modo efficace come venga eseguita la spesa e se siano raggiunti i risultati perseguiti. Nell’ultimo periodo si stanno registrando segnali di “accelerazione” cercando di “recuperare la credibilità perduta”.

La relazione annuale dell’esercizio finanziario precisa che anche al livello europeo si registra un peggioramento della capacità di assorbimento dei fondi europei.

Il lento ritmo di assorbimento è dovuto al ritardo nell’avvio dei programmi di spesa e al tempo concesso per la dichiarazione dei costi, che nel 2014-20 è di tre anni. In questo contesto si colloca anche la concentrazione nella fase finale del periodo finanziario delle “spese ad alto rischio”, principalmente rimborsi soggetti a norme complesse. Su questi pagamenti, soprattutto dai fondi di coesione e dallo sviluppo rurale, i revisori hanno riscontrato il maggior numero di errori, che riguardano principalmente costi e beneficiari non ammissibili.

E che dire della (ormai storica) Linea ferroviaria Torino-Lione?

La cui inaugurazione è prevista per il 2030! Ma a febbraio 2019, all’ analisi “costi benefici” del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, vengono evidenziate sia il ritardo nelle opere, sia la sostenibilità finanziaria delle stesse. E‘ stato evidenziato anche perché, “I ‘obiettivo della Commissione era quello di portare il 30% delle merci su ferrovia entro il 2030. Da notare che attualmente va su ferrovia solo il 7%! Ma la domanda che ci facciamo è perché, l’aumento dell’interscambio merci con Francia, Spagna e Portogallo deve avvenire (in ferrovia) attraverso l’arco alpino occidentale, anziché via mare (che è attualmente già pari al 25% dell’interscambio )?   

Il costo totale previsto è di 9.630,3 milioni di euro. E solo il 40% dei costi, sono a carico del finanziamento UE. I costi risultano incrementati, rispetto alla prima progettazione risalente ai primi anni 2000, soprattutto in ragione della galleria a doppia canna che ha sostituito il progetto originario a galleria singola”.

Allegati:

BRUXELLES – L’Italia ha speso il 68,32% (34,6 miliardi) dei fondi europei relativi alla programmazione 2014-20, mentre i pagamenti raggiungono il 38,36% (19,4 miliardi). È quanto emerge dalla “Relazione annuale sui rapporti finanziari tra l’Italia e l’Unione europea” della Corte dei conti, relativa al 2019, in cui si conferma l’aumento del divario sulla capacita’ di spesa tra le regioni più sviluppate e quelle meno sviluppate. La regola “N+3” consente di utilizzare i fondi entro tre anni dall’impegno a bilancio, spiega la Corte, ma nell’ambito delle risorse impegnate al 31 dicembre 2020.

Determinante sarà quindi la capacità di utilizzare in pieno la possibilità recata dal primo pilastro del Next Generation Eu che riguarda le politiche di coesione con l’iniziativa React-Ue e che consente di riprogrammare i fondi Sei con il recupero delle risorse (2014-2020) “non utilizzate”. Per quanto riguarda le irregolarità e frodi a danno del bilancio Ue, la sezione del controllo conferma, per il 2019, un ulteriore decremento complessivo delle irregolarità, con un totale di segnalazioni Olaf che passa da 779 a 588 casi.

La nuova programmazione europea per il periodo 2021-2027 prevede un budget di 1.824,3 miliardi di euro, di cui:

  • 1.074,3 miliardi sono destinati al Quadro Finanziario Pluriennale
  • e 750 miliardi al nuovo strumento Next Generation EU

L’agenda strategica 2021-2027 si propone di rispondere a sfide attuali e future e di conseguire le sue priorità politiche, tra cui:

  • proteggere i cittadini e le libertà
  • sviluppare una base economica forte e vivace
  • costruire un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero
  • promuovere gli interessi e i valori europei sulla scena mondiale

Inoltre, agli obiettivi generale del Quadro Finanziario Pluriennale si sono aggiunti gli obiettivi per una ripresa verde, digitale e resiliente dell’economia, fissati dal Green Deal europeo e dal nuovo strumento denominato Next Generation EU, strategia che verrà utilizzata nel triennio 2021-2023 in risposta alle conseguenze socioeconomiche della pandemia di COVID-19.

Coesione e valori

Con una spesa di 1099,7 miliardi di euro, la Commissione ha incluso in questa rubrica programmi e fondi che contribuiscono a tre gruppi di politica:
– sviluppo regionale e coesione
– Unione economica e monetari
– investimenti nelle persone
– coesione sociale e valori

La dotazione finanziaria è di 750 miliardi di euro che verranno impiegati per raggiungere i seguenti obiettivi:

  • Sostenere gli Stati membri nella ripresa dalla crisi, per superarne efficacemente gli effetti (a cui saranno destinati 405 miliardi in sovvenzioni e 250 in prestiti)
  • Stimolare gli investimenti privati e sostenere le imprese in difficoltà (a cui saranno destinati 56,3 miliardi per la costituzione di garanzie)
  • Rafforzare i programmi strategici dell’UE in vista di un mercato unico più forte e resiliente, accelerando la transizione verde e digitale (a cui saranno destinati 38,7 miliardi in sovvenzioni, di cui 10,5 per la costituzione di garanzie)

La Commissione sarà autorizzata a contrarre prestiti, per conto dell’Unione, sui mercati dei capitali che verranno utilizzati per prestiti back-to-back e per spese effettuate attraverso i programmi del Quadro finanziario pluriennale.

Il budget del Next Generation EU, nello specifico, sarà destinato a sette programmi:
  1. Recovery and Resilience Facility – 672 miliardi
    include investimenti e riforme nel settore verde e digitale per creare posti di lavoro e crescita sostenibili. Il piano prevede che i fondi siano destinati ai paesi e ai settori più colpiti dalla crisi
  2. ReactEU– 47,5 miliardi
    assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa
  3. Horizon Europe– 5 miliardi
    programma per la ricerca e l’innovazione
  4. InvestEU– 5,6 miliardi
    destinato a sostenere gli investimenti privati
  5. Sviluppo rurale– 7,5 miliardi
    volto ad introdurre cambiamenti strutturali rurali richiesti ai fini del Green Deal europeo
  6. Fondo per la transizione giusta– 10 miliardi
    destinato ad accelerare la transizione alla neutralità climatica
  7. RescEU– 1,9 miliardi
    il meccanismo di protezione civile per rispondere alle emergenze su vasta scala

I prestiti, in capitale e interessi, del nuovo strumento finanziario saranno rimborsati dall’Unione entro il 31 dicembre 2058.

Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali 2020;

Secondo i dati della Commissione, nel 2019 l’ltalia ha partecipato al bilancio unionale con versamenti, a titolo di risorse proprie, per complessivi 16,8 miliardi (-1,4  miliardi rispetto al 2018). Al fine di evidenziare l‘evoluzione del fenomeno nel medio periodo (2013-2019), nella tabella che segue i versamenti sono dettagliati, per ciascuna categoria di entrata al bilancio europeo, in termini di valore assoluto, di scostamento rispetto al precedente esercizio finanziario e di incidenza percentuale sul totale. 

Relazione annuale  Link

https://www.corteconti.it/Download?id=9c18d7ec-5c75-47f3-a0fa-c34b51f18c18

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *