Fondi europei 2021-27: in arrivo il nuovo Accordo di partenariato

I fondi europei a disposizione dell’Italia nel settennato 2021-27

Ci siamo domandati: A quanto ammontano le risorse destinate all’Italia nel bilancio UE 2021-27?

Quanto abbiamo dato nel settennato 2014-20 e quanto dobbiamo versare nel periodo 2021-27?

Come ben si evince, dai valori pubblicati nei siti dedicati, la situazione “Dare\Avere” è la seguente:

L’Italia verserà circa 15 miliardi l’anno sino al 2027, pari a circa 110 miliardi per l’intero periodo. Tasserà da quest’anno, per conto dell’UE, la produzione della plastica. Inoltre procurerà altre entrate all’UE con “adeguamento del carbonio alla frontiera” e “digital tax”.

Avrà a disposizione 43 miliardi di fondi Europei del settennato, ma a patto che riesca a cofinanziarli con 39 miliardi e ad utilizzarli in tempo. Inoltre altri 81 miliardi dal recovery found, se riuscirà a predisporre il piano d’utilizzo (nei tempi e nel rispetto delle indicazioni dell’UE) spendendole entro i 5 anni previsti.       

Ecco nel dettaglio Cosa prevede l’accordo sul bilancio UE 2021-27 

Riflessioni sui rapporti finanziari tra l’Italia e l’Unione Europea

Tre gli aspetti più importanti, che caratterizzano il rapporto dare avere, con l’Unione Europea.

  1. L’euro che è la valuta ufficiale di 19 dei 27 paesi membri dell’UE, gestito dalla BANCA CENTRALE EUROPEA che stampa moneta e controlla banche e debito degli stati. BCE che è di proprietà delle Banche Centrali degli Stati che ne fanno parte, le quali sono controllate da società private, quindi la stessa BCE è una società privata.
  2. Il debito pubblico a fine settembre 2020, i titoli pubblici italiani detenuti ammontavano a complessivi 506 miliardi di euro. Circa il 90 per cento di questi è posseduto direttamente da Banca d’Italia (456 miliardi), mentre solo il restante 10 per cento dalla BCE (50 miliardi).
  3. Il trasferimento di risorse dell’Italia all’Unione Europea, di cui una parte viene restituita con i piani settennali.      

Da notare che solo il 14% del nostro debito è stato comprato dall’Eurosistema, dei quali solo 50 direttamente dalla BCE!  

Titoli pubblici e privati detenuti dall’Eurosistema nell’ambito del APP e PEPP (in miliardi) 3.542 nel 2020

Titoli pubblici italiani detenuti dall’Eurosistema nell’ambito del PSPP e PEPP (in miliardi)  506 nel 2020 

Accordo di partenariato 2021-27: 82 miliardi tra fondi europei e cofinanziamento nazionale

Circa 43 miliardi di fondi europei, cui si aggiungono 39 miliardi di cofinanziamento nazionale. Tanto vale l’Accordo di partenariato 2021-27 che il Governo punta a chiudere all’inizio del prossimo anno e che il ministro Provenzano ha discusso con i rappresentanti di imprese, sindacati, Terzo settore e PA.

Quasi la metà degli 82 miliardi dovrà essere trovata nel nostro bilancio, rendendo più difficile l’utilizzo delle risorse europee disponibili.  

il contributo dell’Italia al bilancio 2021-2027 dell’Ue sarà in media di 15,27 miliardi di euro l’anno, per un totale di 106,9 miliardi. Si tratta di 2,52 miliardi in più rispetto al 2014-2020, durante il quale l’Italia ha versato in media 14,91 miliardi l’anno.

Nel dettaglio ecco come andranno spesi (quelli che riusciremo a cofinanziare) 

In base alle allocazioni pubblicate dalla Commissione europea, i fondi europei che l’Italia dovrà programmare ammontano, nell’ambito della Politica di Coesione 2021-27, a 37 miliardi e 341 milioni a prezzi 2018. Che corrispondono a oltre 42 miliardi in prezzi correnti, ai quali vanno aggiunti, 937 milioni del Just Transition Fund. Ossia il Fondo per una transizione giusta, che accompagna la decarbonizzazione, delle regioni più dipendenti dai combustibili fossili, per un totale di circa 43 miliardi.

A questi si aggiunge, poi, il cofinanziamento nazionale dei fondi UE, che la manovra 2021 ha già previsto a valere sul Fondo di rotazione di cui alla legge n. 183.87, per circa 39 miliardi di euro.

Dal Recovery Fund a REACT-EU, dalla Politica di Coesione alla PAC, la ripartizione dei fondi europei pubblicata dalla Commissione europea.

Oltre 82 miliardi di euro per la nuova Politica di Coesione.

I fondi europei a disposizione dell’Italia nel settennato 2021-27

I lavori per la predisposizione dell’Accordo di partenariato 2021-27 e dei nuovi Programmi operativi cofinanziati dai fondi europei sono partiti in realtà già nel marzo 2019. Da allora, però, il contesto è fortemente cambiato, con l’emergenza Covid-19 che ha spinto la Commissione europea a rivedere le sue proposte sulla Politica di Coesione post 2020. Ha inserito nel pacchetto per la ripresa Next Generation EU, uno strumento ponte, denominato REACT-EU, tra l’attuale e la nuova programmazione dei fondi strutturali europei.

Alla riunione di partenariato, organizzata il 29 dicembre dall’Agenzia per la Coesione territoriale e dal Dipartimento per le Politiche di Coesione, hanno partecipato tutte le istituzioni coinvolte nella programmazione dei fondi strutturali europei 2021-2027.

Nel corso della riunione sono state esaminate le principali novità introdotte al termine del negoziato sui regolamenti dei fondi UE. Oltreché sul regolamento CPR contenente le disposizioni comuni ai fondi europei e le dimensioni complessive del pacchetto finanziario destinato all’Italia.

Le priorità del tavolo partenariale

Tra le priorità individuate dai partecipanti alla riunione l’efficienza della pubblica amministrazione, tema legato a doppio filo a quello dell’efficienza degli investimenti pubblici e privati. In particolare le misure di politica industriale quali:

  • la transizione verde e digitale,
  • il rilancio del turismo,
  • il sostegno all’occupazione e all’empowerment femminile,
  • la rigenerazione urbana e il ruolo della cittadinanza attiva nelle monitoraggio dell’attuazione dei progetti e della spesa pubblica.

Diversi gli appelli, ad accelerare l’attivazione delle risorse di REACT-EU, che dovrebbe dare continuità, alle misure emergenziali finanziate, grazie alla riprogrammazione dei PON e dei POR 2014-2020.

Meno Programmi operativi, più attenzione ai territori

La matrice di fondo della nuova programmazione sarà il Piano Sud 2030, ha spiegato il ministro, il cui metodo ispirerà la definizione dell’Accordo di partenariato.

Per l’allocazione delle risorse 2021-27 si pensa quindi a un incremento della quota di risorse assegnate al livello regionale, a un maggiore ricorso ai POR plurifondo FESR-FSE. Oltre a una sostanziale riduzione del numero dei Programmi operativi nazionali, che dovrebbero scendere da 13 a otto. Previsto anche il rafforzamento della dimensione territoriale, in particolare attraverso il potenziamento del PON Metro, che si rivolge alle Città metropolitane.

Trasversale l’impegno a concentrare le risorse su interventi che rispondano alle esigenze dei territori e generino benefici visibili per i cittadini. A questo scopo contribuirà il processo di rinnovamento del personale delle PA. Un programma avviato con la previsione, nella legge di Bilancio 2021, del reclutamento delle prime 2.800 unità di personale per le amministrazioni.

Tra le cose che il Consiglio europeo ha accettato, troviamo le condizioni per alimentare con nuove entrate, le casse dell’UE.

All’accordo è quindi allegata una tabella di marcia giuridicamente vincolante che detta le tappe per l’introduzione di nuove risorse proprie su un orizzonte di sette anni.

Si parte nel 2021, con l’introduzione del prelievo basato sulla platica. In seguito nel 2023 dal meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera e dalla digital tax, che la Commissione dovrebbe proporre, entro giugno del prossimo anno.

🏡👪🏬🏫🏟️🚴‍♂️🌳❤️💚 CHE SONO E RESTANO NELCUORE

Fonte: fasi.biz  di Angela Lamboglia

Per approfondire ecco cosa l’Italia pensava di spendere, al 30 dicembre con i fondi UE del Recovery fund:  https://www.fasi.biz/it/notizie/strategie/22519-recovery-fund-recovery-plan-piano-ripresa-resilienza.html

Allegati:

750 miliardi di NGEU stanziati per tutta l’Europa saranno distribuiti tra:

  • lo Strumento per il recupero e la resilienza (RFF), con 672,5 miliardi di euro, di cui 360 miliardi per i prestiti e 312,5 miliardi per le sovvenzioni,
  • ReactEU, il meccanismo ponte tra l’attuale Politica di Coesione e i programmi 2021-27, con una dotazione di 47,5 miliardi;
  • Horizon Europe, il programma per la ricerca e l’innovazione, cui vengono assegnati 5 miliardi;
  • InvestEU, che unisce tutti gli strumenti finanziari UE in continuità con il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) del Piano Juncker, cui sono destinati 5,6 miliardi;
  • i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR), nell’ambito della Politica agricola comune, cui vanno 7,5 miliardi;
  • il Just Transition Fund, il Fondo per la transizione equa che sostiene l’uscita dai combustibili fossili nelle regioni europee che più ne dipendono, con 10 miliardi;
  • il Meccanismo di protezione civile dell’Unione RescEU, con risorse per 1,9 miliardi. 

Recovery and Resilience Facility

Strumento cardine di “Next Generation EU”, è lo Strumento di ripresa e resilienza, che prevede sia prestiti che sovvenzioni. Per quanto riguarda queste ultime, l’Italia dovrebbe ricevere 44 miliardi e 724 milioni di euro per gli anni 2021-22. A queste risorse, che rappresentano il 70% dei fondi da allocare, dovrebbe seguire nel 2023 l’assegnazione del 30% residuo, pari a 20 miliardi e 732 milioni. 

Just Transition Fund

All’Italia dovrebbe andare il 5,4% della dotazione del Fondo per una transizione giusta, pari a 937 milioni di euro a prezzi 2018. Di questi, 535 milioni sarebbero a carico di NGEU e 401 a valere sul Quadro finanziario pluriennale.

Politica di Coesione

Anche nella prossima programmazione l’Italia dovrebbe essere, dopo la Polonia, il secondo beneficiario dei fondi europei della Politica di Coesione, con 37 miliardi e 341 milioni di euro a prezzi 2018, su un totale di 330,2 miliardi. In prezzi correnti si tratta di 42 miliardi e 85 milioni di euro.

Politica agricola comune

Fronte PAC, invece, l’Italia sarebbe la quarta destinataria dei pagamenti diretti, con 25 miliardi e 399,7 milioni di euro in prezzi correnti, dopo Francia (50,9 miliardi), Germania, (34,4 miliardi) e Spagna (34,1 miliardi).

Per lo sviluppo rurale, invece, le risorse FEASR destinate all’Italia ammontano a 9 miliardi e 748,1 miliardi di euro, sempre in prezzi correnti, subito dopo i 10,5 miliardi della Francia e prima della Polonia (9,5 miliardi).

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