Il Si o il No al Referendum confermativo, del taglio dei parlamentari.

L’ANTEFATTO

Ad ottobre il parlamento, sulla spinta del M5S (Blog d.s.) e dell’allora capo politico, aveva votato quasi all’unanimità, l’ultimo passaggio necessario per approvare la riduzione dei membri di Montecitorio da 630 a 400 deputati e di Palazzo Madama da 315 a 200 senatori.

Avevano votato a favore, tutti i partiti della maggioranza (M5s, Pd, Iv e Leu), costringendo (Lega, Fi e Fdi) del centro-destra ad associarsi nell’approvazione, per evitare di perdere elettori.

Alla Camera, al via libera finale non votarono, del M5s 4 in missione e 5 assenti, inoltre il deputato Andrea Colletti per dissenso con il gruppo; non votarono 25 deputati di Fi, 8 della Lega e 2 di Italia viva, inoltre ci  furono 14 no, tutti del gruppo Misto e gli astenuti furono solo Bruno Tabacci del Misto e la dem Angela Schirò.

Al Senato nell’ultimo passaggio, poco prima che cadesse il governo gialloverde, c’erano stati 50 No, dei quali 40 del Pd (sul totale di 52), oltre ai no di Pier Ferdinando Casini delle Autonomie e di 9 senatori del gruppo Misto.

Leggendo solo questi numeri, si capisce che la maggioranza delle forze politiche, hanno votato a favore del taglio, quando non potevano fare diversamente, non certo perché convinte della necessità del taglio.

IL VOLTAFACCIA DEI SENATORI

MA TUTTO CAMBIA QUANDO SI AVVICINA LA DATA DI SCADENZA PER PRESENTARE LA RICHIESTA DI REFERENDUM!

La raccolta delle firme dei Senatori, per chiedere il referendum diventa sempre più trasversale ne furono prima trovate 64, ma poi tra i ripensamenti prima e le aggiunte poi,  le firme dei senatori a sostegno del referendum sul taglio dei parlamentari, sono state 71.

La richiesta di referendum, per non confermare il taglio del numero dei parlamentari, è stata infine presentata dai senatori di: Forza Italia con 42 firme, di gruppo Misto con 10 firme, 9 le firme della Lega, 5 quelle del Pd, anche Italia viva e M5S si sono aggiunti con due senatori ciascuno.

QUESTI I NOMI DI CHI HA VOLUTO FAR DECIDERE AGLI ELETTORI

Per l’opposizione hanno firmato: Forza Italia con Aimi, Alderisi, Barboni, Battistoni, Berardi, Biasotti, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Damiani, De Poli, De Siano, Fantetti, Fazzone, Floris, Gallone, Gasparri, Giro, Lonardo, Malan, Messina A., Minuto, Modena, Moles, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Pichetto Fratin, Rizzotti, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Toffanin, Vitali; la Lega con Barbaro, Candura, De Vecchis, Grassi, Lucidi, Marti, Montani, Pepe, Urraro.

Per i partiti al governo: il Pd con Giacobbe, Nannicini, Pittella, Rampi, Rojc. Italia viva-Psi con Garavini, Nencini. M5S: Di Marzio, Marilotti.

Inoltre hanno firmato: il Senatore a vita Rubbia e del Gruppo Misto Bonino, Buccarella, Cario, De Bonis, De Falco, Fattori, Laforgia, Martelli, Merlo, Nugnes.

IL 29 MARZO TUTTI A VOTARE 

A votare in parlamento la riforma costituzionale, presentata dal M5S, furono sia le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) sia quelle d’opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia), anche se con alcune eccezioni. Le uniche forze politiche contrarie al taglio sono state +Europa (3 deputati) e Noi con l’Italia (4 deputati guidati da Maurizio Lupi).

IL TESTO DEL QUESITO REFERENDARIO

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente:

“Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?»

Il Referendum sul taglio dei parlamentari è un referendum confermativo,  della modifica approvata dal parlamento alla legge costituzionale.

NASCE IL COMITATO DI noiNo

Dopo mesi di annunci di raccolta di firme, è stata firmata da 71 senatori (di varia estrazione), la richiesta di un referendum confermativo. Ciò è stato possibile poiché la proposta di legge di modifica della Costituzione (nelle quattro letture parlamentari conformi), non ottenne la maggioranza qualificata necessaria per blindare il testo. La richiesta è stata dichiarata conforme all’art. 138 della Costituzione, dall’Ufficio centrale per il referendum della Suprema Corte.

La modifica taglia il numero dei parlamentari, i deputati da 630 a 400  e i senatori da 315 a 200.

La modifica alla legge costituzionale, se confermata cambierà il rapporto numerico della rappresentanza, sia alla Camera dei Deputati sia al Senato, che passeranno:

  • dall’attuale un deputato ogni 96.006 abitanti ad un deputato ogni 151.210 abitanti.
  • dall’attuale un senatore ogni 188.424 abitanti ad un senatore ogni 302.420 abitanti

Si tratta di un referendum confermativo, lo prevede l’articolo 138 della Costituzione, non è previsto il raggiungimento di nessun quorum.

Se il testo della riforma costituzionale, che riduce il numero di parlamentari, verrà confermata (cioè se i sì supereranno i no), ci sarà la riduzione dei parlamentari. Ma prima che la modifica sia esecutiva, occorrerà attendere che siano cambiate, le norme che regolano l’elezione del presidente della Repubblica ed inoltre siano stati ridisegnati i collegi elettorali; solo dopo sarà possibile sciogliere le Camere, per indire eventuali nuove elezioni.

Le ragioni di chi invita a votare SI:

Nel Blog delle stelle si legge: Ora sul taglio dei parlamentari manca solo il voto dei cittadini, per noi la consultazione popolare è sacrosanta ma è paradossale che venga proposta da chi ha votato questa riforma. “Vorrà dire che saremo nelle piazze a sostenere il Sì al referendum: dovrete essere voi a decidere se volete che l’Italia abbia ancora il più alto numero di rappresentanti direttamente eletti d’Europa o se invece il nostro Parlamento dovrà diventare più moderno, snello ed efficiente. La domanda quindi è semplice: si tratta di confermare o meno il taglio di 345 parlamentari. Il 29 marzo decideranno gli italiani.”

Un Parlamento con meno politici è un Parlamento più veloce, più efficiente, più produttivo. Più dignitoso agli occhi di chi paga le tasse, ma anche di chi ci guarda da fuori dai confini nazionali.

Perché l’Italia è uno dei Paesi con più poltrone al mondo. Niente di paragonabile a quello che succede in Stati che, nonostante le grandi dimensioni, hanno un numero di parlamentari inferiore.

Ad esempio: in Germania il Parlamento conta circa 700 membri; nel Regno Unito 650; in Francia 577; in Spagna 558 e negli Stati Uniti 535 membri.

E allora perché gli italiani devono ancora “mantenere” quasi mille politici di tasca propria, assieme ai relativi stipendi, rimborsi spese, spese di staff? Con la nostra riforma i senatori diventano 200 e i deputati 400, con un risparmio di 1 miliardo di euro in due legislature.

È un altro motivo, anzi, un altro miliardo di motivi, per essere riconosciuti a livello internazionale come un Paese all’avanguardia, facendo un passo avanti dopo gli altri risultati già ottenuti da quando il MoVimento 5 Stelle è al governo.

La ragione principale, del si al taglio del numero dei parlamentari è il risparmio previsto di circa 100 milioni di euro lordi all’anno.

A NOI PERO’ RISULTANO NUMERI DIVERSI, DA QUELLI DEL BLOG d.s. 

Dalla analisi del Movimento StelleNelCuore, risulta che i numeri, nel confronto con le altre nazioni, sono diversi da quelli pubblicati e pubblicizzati dal Blog d.s.; ecco quanto a noi risulta:

L’Italia terza nazione per numero abitanti, con i suoi 951 parlamentari eletti (considerati anche i senatori a vita) è la seconda per numero parlamentari ma 23° in UE per rapporto abitanti/parlamentari, pari a 1 ogni 63.500 ab.;

Peggio di noi per numero di parlamentari fa l’Inghilterra, appena uscita dall’UE, 650 deputati elettivi + 776 Camera dei Lord tocca un totale di 1426 parlamentari, con circa 68 milioni di abitanti, un rappresentante ogni 46 mila abitanti.

Meglio di noi nel rapporto abitanti/ parlamentari fanno:

La Spagna con 615 parlamentari e meno di 47 milioni di abitanti, possiede il rapporto parlamentare/abitante pari a 1 ogni 76.000 abitanti;

La Francia seconda per abitanti in UE con 67 milioni (cioè circa il 10% in più di noi), ha per contro 925 parlamentari il 3% in meno) un rapporto 1 a 72.500;

La Germania con i suoi 709 membri (è a composizione variabile), più 69 del Bundesrat  ha 778 parlamentari, pari a 1 ogni 105 mila ab.;

Occorre evidenziare che, seppur vero che il numero attuale dei parlamentari è tra i più alti, non lo è se rapportato alla popolazione, inoltre è anche vero che con il taglio approvato, che il referendum dovrà confermare o respingere, l’incidenza degli eletti in rapporto alla popolazione diverrebbe tra le più basse d’Europa. Infatti se la riduzione sarà attuata l’Italia con un’incidenza dello 0,7 ogni 100.000 abitanti conquisterebbe il “primato” in classifica.

Le ragioni di chi invita a votare NO:

I contrari al taglio dei parlamentari, evidenziano invece l’importanza del mantenimento della rappresentatività popolare, e che il risparmio è irrisorio e non incide sulla totalità della spesa pubblica; in sostanza il taglio dei parlamentari pesa appena 3,12 euro a famiglia, ossia 1,35 euro l’ anno a cittadino.

Con la riduzione di circa il 40% del numero di deputati e senatori, l’Italia sarà in Europa il Paese col minor numero di rappresentanti. Il Bundestag tedesco contempla oggi 709 membri (è a composizione variabile), più 69 del Bundesrat, per un totale di 778 parlamentari. Il Parlamento francese ne ha ben 925, vale a dire 577 deputati e 348 senatori. L’Italia ne avrà appena 600.

Il rapporto tra parlamentari eletti e abitanti in Italia è attualmente di un eletto ogni 64 mila persone. Con il taglio, il rapporto sarebbe di un eletto ogni 101 mila. Solo la Germania avendo una popolazione molto elevata e sostanzialmente una camera sola (Bundesrat che non è una seconda camera ha solo 69 seggi). In pratica, con questa riforma avremo un deputato ogni 154 mila abitanti e un senatore ogni 308 mila.

La Costituzione entrata in vigore nel 1948, prevedeva 630 deputati e 315 senatori, gli italiani residenti erano circa 40 milioni, ora che sono 60 milioni non si capisce la necessità di un taglio di queste proporzioni.

La politica finirà per essere gestita da uno sparuto numero di persone, come accade nei sistemi oligarchici. In sede parlamentare “deliberante” (o “legislativa”), cioè quando le Camere deliberano solo in Commissione senza passare dall’Aula, le decisioni a Palazzo Madama verranno adottate da commissioni non più di 20-25 senatori come accade oggi, bensì di 10-12 senatori, o anche meno. Si potrebbe arrivare a 6 in caso di assenze: le commissioni, al pari dell’Aula, sono regolari se è presente la maggioranza dei componenti, quindi in teoria una Commissione di 10 senatori potrà deliberare se ne fossero presenti solo 6, con una maggioranza di 4.

Al Senato la rappresentanza andrà a farsi benedire. L’attuale legge elettorale prevede una soglia di sbarramento del 3% a livello nazionale anche per il Senato. L’art. 57 della Costituzione stabilisce però che i senatori siano eletti su base regionale. Ciò vuol dire che, con un Senato ridotto a 200 componenti, le liste che vedranno attribuirsi i seggi saranno solo quelle più votate (sopra il 10-15% circa), lasciando parecchie liste fuori da Palazzo Madama anche se con consensi superiori alla soglia di sbarramento

IN PARTICOLARE OCCORRE TENERE IN CONSIDERAZIONE CHE:

l’attuale sistema elettorale prevede che quasi i 2/3 di deputati e senatori siano eletti col sistema proporzionale a listini bloccati, coi nomi dei candidati già indicati sulla scheda elettorale e senza la possibilità di esprimere preferenze. Ridurre il numero dei parlamentari, con simili leggi elettorali, spalancherà le porte solo a persone gradite alle segreterie dei partiti. 

Movimento StelleNelCuore

Allegato:

LE REGOLE DEL REFERENDUM

Tre sono i modi previsti dalla Costituzione per far partire la macchina referendaria: a chiedere il referendum possono essere 5mila elettori, 5 Consigli regionali o un quinto dei membri di una delle Camere (126 deputati o 64 senatori).

L’istituto dei senatori a vita è conservato fissandone a 5 il numero massimo (finora 5 era il numero massimo che ciascun presidente poteva nominare). Ridotti anche gli eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4.

Con il referendum confermativo della legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari si chiede agli italiani se confermare o meno una legge di riforma costituzionale già approvata dal Parlamento.

Il referendum non avrà quorum, perché non si tratta di un voto abrogativo. La consultazione popolare per la conferma o meno della riforma che taglia il numero dei parlamentari dagli attuali 945 complessivi a 600 totali (200 senatori e 400 deputati).

Nel referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, a differenza pertanto da quanto avviene nel referendum abrogativo.

Link sulle posizioni:

https://www.ilblogdellestelle.it/2019/10/1miliardodimotivi-finalmente-un-numero-di-parlamentari-come-nel-resto-deuropa.html

http://www.radioradicale.it/scheda/587749/la-democrazia-cristiana-aderisce-al-comitato-per-il-no-al-taglio-dei-parlamentari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *