Quanti dei 17 USCA della regione Umbria sono operativi come da L. 14/2020?

Il D.L. 14/20 del 9 marzo, stabiliva che le regioni, entro il 20 marzo, dovevano istituire le USCA

“Unità speciale di continuità assistenziale” ogni 50 mila abitanti

La regione Umbria in data 21/3/2020, confermava al ministero l’istituzione di tali Unità speciali, ma resta difficile trovare conferme che tali unità siano attualmente operative.

Le notizie al riguardo indicano che:

  • per l’Asl 2 (che si articola in sei distretti sociosanitari (Terni, Narni-Amelia, Orvieto, Foligno, Spoleto, Valnerina che hanno il compito di tutelare la salute di oltre 385 mila abitanti) si ha notizia della costituzione di 4  unità (Terni, Orvieto, Foligno e Spoleto) su 7,7 previste. 
  • mentre per l’Asl 1 (che si articola in sei  distretti: del Perugino, Assisano, Media Valle del Tevere, del Trasimeno, Alto Chiascio, Alto Tevere, che hanno il compito di tutelare la salute di oltre 497 mila abitanti), si ha notizia che abbia attivato in tutti i Distretti le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, quindi 6 USCA  dei 10 previsti dalla legge sembra che siano stati costituiti, mentre degli altri 4 non si hanno certezze.

Le Usca (secondo il comunicato dell’Asl) hanno un orario articolato su 5 o 7 giorni la settimana, dalle 8 alle 20.

In ogni Distretto è stata attivata almeno 1 USCA costituita da 3 medici. In ciascun turno ci sono almeno 2 medici. 
Ogni USCA è stata dotata di automezzo dedicato, telefono e PC fisso.

Vista l’importanza “vitale” della operatività di tali Unità di assistenza, ci siamo permessi di predisporre una interrogazione al Presidente dell’assemblea, all’assessore Coletto e alla assemblea regionale tutta, sperando che qualche consigliere comunale, la possa presentare (anche migliorandola), per fare arrivare ai cittadini le risposte e le informazioni a loro necessarie.    

MA VEDIAMO INSIEME AI CITTADINI QUANTO IL DECRETO LEGGE CHIEDE DI REALIZZARE ALLE REGIONI 

Il Ministero della Salute, con circolare del 25/3/2020 evidenziava la necessità, di prendere immediate iniziative, di carattere straordinario ed urgente.

Nella sostanza, riferendosi alla urgenza di realizzare una compiuta azione di previsione e prevenzione, con successivo monitoraggio e presa in carico a livello territoriale, chiede alle regioni la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, allo scopo di contenere:

  • sia la diffusione del contagio,
  • sia di frenare l’afflusso negli ospedali, attraverso la creazione di un filtro utile e indispensabile allo scopo.   

Con la circolare il Ministero sollecita la costituzione e l’attivazione delle “Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)” per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid-19, che non abbiano ancora la necessità di ricovero ospedaliero.

I medici di medicina generale (MMG), i pediatri di libera scelta (PLS)  e i medici di continuità assistenziale (MCA), mediante la sorveglianza sanitaria attiva operata con il metodo di valutazione e selezione immediata (triage) telefonico d’iniziativa, comunicano il nominativo e l’indirizzo dei pazienti “all’unità speciale di continuità assistenziale” che opera le valutazioni dei soggetti con sintomatologia, selezionando coloro che devono essere considerati come sospetti casi Covid-19.

I medici dell’Unità Speciale per lo svolgimento delle specifiche attività devono essere dotati di ricettari del SSN e idonei dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure già all’uopo prescritte.

Per le attività dell’Usca possono essere coinvolti i medici di specialistica ambulatoriale. I MMG, PLS e MCA inviano, ai Dipartimenti di salute pubblica, le segnalazioni riguardanti l’insorgenza dei sintomi, nei propri assistiti.

I distretti valutano l’opportunità di istituire un riferimento/centrale, che coadiuvi i MMG, PLS, MCA, per individuare il percorso più appropriato dei pazienti, fra ospedale e territorio.

Il percorso indicativo che l’Usca in generale seguono è il seguente:

  • presa in carico dell’Usca, nei seguenti casi:
    • Paziente positivo che non necessita di ricovero o dimesso con patologia COVID 19 diagnosticata e con sintomatologia
    • Paziente con sintomi respiratori anche modesti ma febbre che perdura oltre 4 gg o presenza di dispnea anche senza una positività
    • Paziente positivo con sintomi respiratori lievi ma con età > 70 anni e/o comorbilità o rischio di aumentata mortalità (febbre >/ 37,5° c; tosse da lieve a moderata o incremento progressivo della tosse)
  • sorveglianza telefonica del MMG/PLS o contatto telefonico quotidiano del MMG e valutazione caso per caso in relazione ad età del paziente e comorbilità nei casi di:
    • Paziente positivo a COVID-19 asintomatico
    • Paziente positivo con sintomi respiratori lievi (febbre >/ 37,5°C; tosse e sintomi da raffreddamento, senza dispnea)
  • affido al 118 per ricovero se il:
    • Paziente con sintomi severi (ARDS o insufficienza respiratoria globale, scompenso emodinamico, insufficienza multi-organo)
ECCO PERCHÉ RITENIAMO DOVEROSO CHE L’ASSESSORE CHIARISCA  

Il Covid-19 richiede risposte sanitarie, immediate e differenziate, che tengano conto delle diverse tipologie di pazienti coinvolti dal virus.

I pazienti asintomatici, i pazienti sintomatici precoci e non gravi e i pazienti sintomatici gravi, hanno infatti necessità assistenziali molto diverse, le cui risposte coinvolgono il servizio sanitario, nelle sue vesti di prevenzione, gestione del territorio, ospedalizzazione, con l’organizzazione di filiera assistenziale integrata e dedicata.

L’esperienza delle prime settimane (vedi Lombardia), ha dimostrato che se la risposta è solo ospedaliera, si mette a rischio i ricoverati, mettendo in fortissima crisi gli ospedali e perdipiù non creando le giuste condizioni per ridurre il contagio.

Anzi si genera una situazione attendista, per chi è positivo lasciandolo in attesa dell’aggravamento.

Le decisioni nazionali prima e regionali dopo, sul potenziamento dell’assistenza territoriale, sono state tardive e ancora oggi e dubbia la completa operatività delle Usca, che non sembra siano state ne dotate nel modo previsto di mezzi e personale adeguati, ne attivate nel numero previsto di una ogni 50 mila abitanti, anzi visto l’avvenuto ridimensionamento dei contagiati, anche quelle esistenti sembrano dormienti.

Per noi del StelleNelCuore, vista la possibilità, che viene sempre più ventilata, di una seconda ondata e soprattutto in vista dell’ottobre/novembre (periodo sensibile al virus), nel quale tutto deve essere pronto per contrastare il risveglio dell’aggressività del Covid-19, è assolutamente necessario rendere operative tutte le Usca.

Sembra a noi StelleNelCuore, che l’attivazione e il buon funzionamento delle 17/18 Usca Regionali, potrà essere l’elemento vincente, sia per evitare inutili sofferenze ai cittadini, sia per evitare eccessive ospedalizzazioni, allo scopo di limitare e sconfiggere in prospettiva, la pericolosità del virus.

Gli interventi rapidi a domicilio, sono secondo il nostro pensiero, sono utili ed efficaci a ridurre l’ospedalizzazione e la conseguente sofferenza dei contagiati e dei loro familiari.

La sanità regionale, deve strutturarsi per poter essere operativa in tutte e tre le leve sanitarie, che possiamo utilizzare. 

Quello che occorre oggi è:

  • che tramite le USCA, si attivi un sistema di sorveglianza delle infezioni sul territorio, per individuare i casi che necessitano di sorveglianza, confermarli con il test, individuare i contatti, testarli e se necessario isolarli;
  • garantire tale assistenza nel territorio dei casi Covid-19, senza perdere tempo al loro primo manifestarsi, e non aspettando il loro aggravarsi per attivarsi nei casi che necessitano di una risposta ospedaliera.

Le Usca di cui siamo a conoscenza, non sono sufficienti (sia per numero che per composizione) a garantire, nel caso di una seconda ondata, la necessaria assistenza domiciliare e territoriale per la gestione della pandemia, pur essendo sicuramente (quello fatto) un passo positivo, un inizio che afferma che si può strutturare un assistenza sanitaria territoriale mobile, e che possono quindi essere attivate e dotate di idonei strumenti, in tutti i territori anche per dare assistenza (in caso di assenza di Covid19) per altre malattie o per supportare i cittadini non autosufficienti.

Movimento StelleNelCuore

A pag. 2 L’interrogazione all’Assessore alla sanità

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