Ma la vittoria è di tutti o solo di qualcuno? Storia delle risorse dell’Unione Europea dei prossimi anni

Secondo Conte “Una (storica) vittoria per l’Italia e per l’Europa” 

Era appena l’alba del 21 luglio quando il presidente del consiglio Giuseppe Conte, annunciava di aver raggiunto l’agognato accordo sul Recovery fund e non solo, infatti dell’accordo fa parte il budget europeo settennale, per rispondere soprattutto alla crisi “Covid-19” ma anche per affrontare le sfide per le generazioni future (Next Generation Ue).

Si tratta certamente della manovra economica più sostanziosa messa in campo dall’Unione Europea, che incide . Si parla infatti di un “budget di 1.8 trilioni di miliardi di euro”, a fronte dei quali sono stati messi a disposizione 750 miliardi di euro di aiuti, privilegiando i Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia di Covid-19″.

Dopo 96 ore di batti e ribatti, proposte, ipotesi, ricerche di mediazioni, con scontri verbali e pugni sui tavoli, il Recovery fund, o Next Generation Eu, ha preso ufficialmente vita, segnando una novità nella storia dell’Unione Europea, essendo un cospicuo (confrontandolo con il passato) pacchetto, fatto da obbligazioni dell’Ue”.

Per essere approvato però è stato necessario cambiare sia i termini economici (salvando solo l’entità della dotazione complessiva del fondo), sia in termini prettamente “legali” in quanto sono state necessarie diverse nuove clausole, tra cui quella della cosiddetto “freno di emergenza”, volute dai paesi frugali con a capo il primo ministro olandese Mark Rutte. 

Secondo Salvini e Bagnai, “Un mutuo che pagheremo noi europei”

Mentre (secondo Bagnai) il risultato è completamente diverso, poiché l’ammontare complessivo si è dimezzato, e anche le modalità di finanziamento, sono diverse visto che si tratta di somme da rimborsare

Secondo Salvini: “I soldi arriveranno fra un anno, solo se l’Italia farà le riforme nel campo delle pensioni, del lavoro, della giustizia e dell’istruzione decise dall’Europa, e continua: vigileremo perché così non sia. Si tratta di un prestito che va restituito con i versamenti annui: diamo 15, abbiamo indietro 10 e i soldi a fondo perduto dovranno essere restituiti fino al 2056”.

Dunque per la Lega si tratta di un prestito da restituire, che i paesi “frugali” festeggiano, perché questi soldi, potranno essere utilizzati solo a patto di fare sacrifici.

La Lega spiega: 

  • Che il Recovery Fund, approvato dalla Commissione Europea, altri non è che un’integrazione al bilancio europeo;
  • che la proposta italiana chiedeva di finanziare le spese collegate alla crisi da COVID-19;
  • che l’Europa avrebbe dovuto stanziare un fondo da 1500 miliardi con titoli perpetui.

Bagnai afferma che il fondo (predisposto da Merkel-Macron) non è un finanziamento “a fondo perduto”, perché la proposta franco-tedesca, parla esplicitamente di un “piano vincolante di restituzione” da parte degli Stati, dei denari da essi ricevuti. Se così fosse per gli Stati membri, l’accesso al fondo sarà di fatto l’accettazione di un debito. Infine per Bagnai uno strumento finanziario come il Recovery Fund, elaborato senza nessun coinvolgimento dell’Italia, pur essendo probabilmente superfluo, sottolinea la consueta subalternità del nostro governo, solitamente escluso in Europa dai tavoli rilevanti. 

Le notizie o fake news che stanno circolando, rendono però necessario un chiarimento importante.

Recovery Fund, secondo Bagnai: le somme previste sono irrisorie rispetto ai bisogni del Paese, che nella migliore delle ipotesi non supereranno i 30 miliardi all’anno, dal 2021 al 2023. Ma forse sarà anche peggio, infatti considerando che secondo il presidente Ursula Von der Leyen, è improbabile che il Recovery Fund, collochi più di 100 miliardi di titoli all’anno sul mercato.

Resta poi la non chiarezza su quanto riceveremmo né su come saremo obbligati a spendere le somme richieste ed approvate. Siamo conclude Bagnai, di fronte a un mutuo che pagheremo noi, ma che altri decideranno come dobbiamo impiegare; evitando l’utilizzo dell’unica fonte sensata di finanziamento a tasso zero, ampiamente utilizzata da tutto il resto del mondo industrializzato, ossia la monetizzazione del debito da parte della Banca centrale.

L’ultimo round tra i cinque “frugali” e i quattro mediterranei, vinto dall’asse franco-tedesco? 

Dunque è stato cambiato anche il nome, non più Recovery Fund ma “Europa della prossima generazione”! 

Una delle vittorie dei cosiddetti “frugali è l’aumento degli sconti, i quali nei prossimi sette anni avranno i seguenti rimborsi:

  • Paesi Bassi otterranno 1921 milioni di rimborsi (+25% rispetto al precedente budget), 
  • Svezia, 1.069 milioni (+62%),
  • l’Austria 565 milioni (+120%),
  • Danimarca 377 milioni di euro (+280%).

Per contro i vari programmi europei legati alla ricerca, alla sanità, all’innovazione, alla transizione ecologica e digitale sono stati ridotti in modo considerevole per recuperare quanto “donato” ai furbi “frugali”. 

Ma da cosa dipenderà l’ok di Bruxelles?

Gli aspetti prioritari per poter accedere ai fondi sono:

  • procedere con una riforma della giustizia,
  • fare una riforma del fisco,
  • una riforma del lavoro,
  • che il piano contenga un “l’effettivo contributo alla transizione verde e digitale”.
Quando sarà attivo il Next Generation Eu e quanto spetterà all’Italia

Partendo dal presupposto che il bilancio europeo 2021-2027 resta fissato – come evidenzia Equita – a 1.074 miliardi di impegni, il recovery fund entrerà ufficialmente in funzione a partire dalla primavera del 2021 (tra poco meno di un anno) e la sua dotazione andrà spesa molto velocemente: entro il 2023. 

Ciò significa che seppur l’Italia potrà avere la possibilità di utilizzare circa 200 miliardi, dovrebbe spendere quasi 70 miliardi l’anno, rispettando le prassi amministrative e i pre-vincoli previsti. Cosa difficilmente credibile visto che dei 75 miliardi di fondi Ue 2014-2020 e cofinanziamenti nazionali, ad inizio 2020 solo 55 miliardi (meno di 10 l’anno) circa sono stati allocati e solo poco più di 26 sono stati spesi.

Infatti lo stesso premier Conte in conferenza dichiarava: “l’Italia dovrebbe portare a casa la fetta più grossa del recovery fund (o Next Generation Eu): il 28% del totale”. Si parla con esattezza di 209 miliardi di euro (come conferma anche Equita che è la investment bank indipendente italiana), così suddivisi: 82 a fondo perduto e 127 in prestiti.  

Delusa invece la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, dalla cancellazione della dotazione prevista per la sanità e la riduzione di quanto previsto per la sostenibilità (non sarà più necessario sottoscrivere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 a livello nazionale, ma basterà l’impegno a raggiungere quel target a livello Ue).

In particolare i fondi arriveranno:

  • Per il Recovery Fund denominato piano “Next Generation Eu”, fino a 81,4 come trasferimenti diretti che son comprensivi però di quanto era stato stanziato nel “EU budget 2021-2027” che prevedeva 1 100 miliardi di EUR, dei quali circa 48 per l’Italia; da notare che, le ricostruzioni di stampa, indicano che l’Italia tra trasferimenti ricevibili e contributo nazionale, potrebbe avere per la prima volta un saldo positivo fino a 26 miliardi. Ma l’unione europea per trovare quanto necessario, utilizzerà nuove risorse proprie, con nuove tasse (digital tax o tassazione sulle emissioni). Se le nuove risorse proprie comuni della Commissione non dovessero esser disponibili, significherebbe per i Paesi membri dovranno farsi carico di una contribuzione maggiore per finanziare il rimborso dei prestiti, che si tradurrebbe in una diminuzione dei benefici sul lungo termine fermo restando l’alto beneficio sul breve”.

  • mentre per i prestiti l’Italia avrebbe a disposizione fino a 127 miliardi, 
  • dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti, all’Italia potrebbero arrivare fino a 40 miliardi di euro;
  • Fondo europeo contro la disoccupazione, denominato Sure (una sorta di mutualizzazione dei debiti ) fino a circa 20 miliardi;

  • Per il Mes all’Italia potrebbero arrivare fino a circa 37 miliardi di euro, in prestito con una scadenza indicativa fino a 10 anni; 

Consiglio europeo straordinario, 17-21 luglio 2020
Principali risultati: 

https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/european-council/2020/07/17-21/

Quando saranno erogati i soldi autorizzati? 

Premesso che l’Unione Europea non riconoscerà i 209 miliardi all’Italia subito, bensì tali fondi saranno ripartiti nel triennio 2021-2023. L’accordo permetterà ad ogni Paese di richiedere un anticipo del 10%.  Tale anticipo arriverebbero sempre nel 2021, ed è vincolato alla copertura di spese e costi sostenuti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.  

I fondi quindi saranno a disposizione per il 70% delle risorse totali, nei primi due anni, ossia tra il 2021 e il 2022, ed entro la fine del 23 il restante 30%. Si tratta quindi di una dotazione pari a 146 miliardi di euro nella prima fase e 63 miliardi di euro nella seconda.

Pil a confronto fra i 5 “Frugali” e Paesi del Sud Europa. 

Italia, Francia e Spagna valgono quasi 3 volte Olanda, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia

Ma quanto vale la somma del Pil dei “Frugal Four a cui si è aggiunta anche la Finlandia della social-democratica Sanna Marin?

Il piccolo Paese di Mark Rutte concorre ai 13.484 miliardi di euro di Pil aggregato della Ue a 27 con 774 miliardi (il 5,74% del totale).

Per fare un confronto, l’Italia ha registrato nel 2019 un Pil di 1.766 miliardi, il 13,1% del totale della Ue a 27, pari a 2,28 volte quello olandese.

Il blocco dei Frugali, oltre all’Olanda, contribuisce al Pil aggregato con i 386 miliardi di Pil dell’Austria, con i 301 miliardi della Danimarca, con i 471 miliardi della Svezia e i 234 miliardi della neo-frugale Finlandia. Si tratta quindi di circa il 15% del totale.

Allargando il fronte Mediterraneo a Francia e Spagna, insieme all’Italia, si raggiunge un totale di 5.321 miliardi di Pil aggregato, quasi il 40% del Pil totale. Ma come si è già abbondantemente detto, la partita al Consiglio Ue è diventata politica, nello specifico, c’è in ballo la nuova guida dell’Unione europea, non più ben salda nelle mani dell’asse franco-tedesco.

Movimento StelleNelCuore

Allegati:
Recovery fund: entriamo nel merito di come sarà composto

Innanzi tutto occorre dire che il recovery fund prenderà vita, attraverso in gran parte da pacchetto che dovrebbe essere finanziato con il debito dell’UE, ciò a grande vantaggio delle banche europee , che saranno le principali emittenti; una parte significativa sarà probabilmente costituita da Green Bond, come iniziativa per affrontare il riscaldamento globale.

In termini di cifre, i 750 miliardi di euro saranno così suddivisi: 390 miliardi in sovvenzioni a fondo perduto (nella proposta precedente si attestavano a 500 miliardi di euro) e 360 miliardi in prestiti (inizialmente previsti nella somma di 250 miliardi di euro. Si tratta comunque di prestiti con tripla A, maturity a trent’anni e tasso d’interesse zero). Questa nuova distribuzione è stata soprattutto condizionata dalla volontà di cinque Paesi (Olanda, Danimarca, Austria, Svezia e Finlandia) che non vedevano di buon occhio l’eccessivo sbilanciamento tra sovvenzioni e prestiti. Ma non solo.

Quattro di essi, infatti, sono riusciti ad ottenere un forte aumento dei cosiddetti “rebates” (circa 26 miliardi di euro), gli sconti ai contributi che versano come tutti al bilancio dell’Unione Europea nel prossimo quadro finanziario 2021-2027. “Quanto alla governance (che resta il punto più delicato per valutare la velocità degli esborsi) – afferma Luigi De Bellis, co-responsabile Ufficio Studi di Equita, i piani dei singoli Paesi verranno approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata, in base alle proposte presentate dalla Commissione”. Qui entra in gioco il cosiddetto freno d’emergenza voluto dal primo ministro olandese Rutte. Se un Paese membro, successivamente alla valutazione del comitato economico e finanziario, nota la presenza di qualche scostamento o di un problema, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione.

Questo, insieme ad altri punti che hanno rallentato l’accordo, sono frutto – come afferma Amundi – di alcuni problemi evidenti dell’Unione Europea. Tra questi – evidenzia la società – vi sono soprattutto “la complessità delle istituzioni europee e il processo decisionale (unanime), perché riducono le possibilità di progresso in tempi normali. Di conseguenza, sono necessarie condizioni rigorose per costringere gli europei a raggiungere un accordo”.  Inoltre, aggiunge Amundi, nonostante il recovery fund, “l’eurozona è ancora, sotto molti aspetti, un’unione monetaria incompleta. L’aspetto più noto di questa incompletezza è la mancanza di un bilancio federale per stabilizzare l’unione in caso di shock asimmetrici. Proprio l’incompletezza, tra l’altro, è anche sul fronte dei meccanismi di mercato”.

Recovery Fund, cos’è e come funziona il fondo europeo per gli aiuti post-Coronavirus

All’Italia, stando a un documento interno della Commissione, sarebbe destinata la fetta più grossa di questo fondo: circa 172 miliardi, di cui 81,8 miliardi stanziati a fondo perduto e prestiti ulteriori per 90,9 miliardi. La Spagna, che insieme al nostro Paese è in Europa tra i più colpiti dal Coronavirus, dovrebbe invece ricevere la seconda parte più alta: 140 miliardi di euro (77 di sovvenzioni e 63 di prestiti). Poi la Polonia con 63,8 miliardi. A seguire Francia e Germania rispettivamente 38,7 e 28,6 miliardi di euro.

Una soluzione condivisa tuttavia non è stata facile da trovare, visti i contrasti interni. Da un lato, infatti, si è formato lo schieramento degli Stati che hanno una posizione di maggior contenimento del bilancio europeo, avversi alle ipotesi di condivisione del debito, come Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Austria ,cioè i cosiddetti Paesi Frugali. Dall’altro, invece, si sono schierati i Paesi come l’Italia o la Spagna, duramente colpiti dall’emergenza.

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