Paradisi fiscali? è ora di dire basta! Almeno nell’UE

Una lista “nera” ed unaoscuratasono da aggiungere, per completare l’elenco dei paradisi fiscali. 

Aumentano i paradisi fiscali nel mondo, anche secondo la Ue che aggiorna costantemente la lista nera.

Ma come vengono classificati i paesi “black list” o paradisi fiscali?

Da sempre il tema della Black List è avvolto in una nuvola di fumo. In Italia, a partire dal 2017, è stato abolito l’obbligo di comunicazione per le operazioni con i paesi inseriti nella lista nera.

Wall Street Italia (un servizio di informazione on line a carattere finanziario) inserisce nella “classifica di paradisi fiscali” tra i primi 20 paesi sei nazioni facenti parte dell’UE. Da notare che tra le prime posizioni c’è:

I Paesi Bassi al quarto posto e al sesto il Lussemburgo!!! 

Il paradosso dei Paesi Bassi: sta nella pretesa di rigore assoluto sui conti pubblici, mentre consente che migliaia di miliardi, arrivino ogni anno dai centri finanziari offshore e tornino indietro senza fermarsi.

La Camera di commercio dei Paesi Bassi, ammette che se le 2.499 società aventi lì la sede, fossero imprese normali, non troverebbero spazio in quel comune edificio. Dunque gran parte di loro esiste solo sulla carta; ma in questo caso l’Olanda, dimentica il rigore e lascia ampio e libero spazio a società che nulla avrebbero a che vedere con i Paesi Bassi.

Il Movimento StelleNelCuore si domanda e chiede all’opinione pubblica

COME SI PUÒ ACCETTARE CHE IN LUSSEMBURGO ogni dipendente faccia utili per 8 milioni di euro, mentre in Italia e Germania non superi i 42 mila euro?

Di seguito la classifica pubblicata da wallstreetitalia.com lo scorso anno:

Una “classifica di paradisi fiscali” stilata da Tax Justice Network, tiene conto di 20 parametri, in base a quanto aggressivamente e estensivamente i vari paesi, contribuiscono e di fatto aiutano, le multinazionali a fuggire dalle tasse e ad erodere le entrate fiscali, degli altri paesi del mondo. Le aree esaminate vanno dall’aliquota sui redditi per le società applicata, alla trasparenza, alle misure anti-evasione, alla trasparenza.

L’ultimo aggiornamento all’elenco Paesi Black List è stato disposto dall’Unione Europea il 14 novembre 2019, la lista UE conta 8 Stati, e si è ristretta notevolmente dopo l’aggiornamento di marzo che aveva incluso 10 nuovi territori.

Generalmente chi compila la lista dei Paesi Black List, tiene conto di due aspetti fondamentali:

  • il livello di tassazione, molto basso o nullo
  • la mancanza di un meccanismo di scambio di informazioni fiscali con gli altri Paesi.

Sono dunque comunemente definiti come Paradisi Fiscali, quei paesi che oltre a consentire ad aziende o persone fisiche, di essere finti residenti in quei paesi, rendono difficile a volte impossibile, avere informazioni fiscali agli altri paesi, regalando un privilegio fiscale, in cambio di entrate fiscali per loro aggiuntive e senza costi. Tali paesi mancano di trasparenza fiscale, hanno un’aliquota dell’imposta sulle società che va dal 2% allo zero, consentono la sede fiscale a società, che non hanno un attività economica reale, ma solo una marginale o fittizia nel loro stato.

Anche la nostra Agenzia delle Entrate utilizza quello dell’UE 11/19

La Black List dell’Agenzia delle Entrate è l’elenco degli Stati che hanno adottato regimi fiscali agevolati che prevedono tasse molto basse e che in parallelo non hanno aderito al sistema di scambio dei dati fiscali con le altre Nazioni. Comunemente questi Paesi sono chiamati Paradisi Fiscali.

Secondo l’ultimo intervento del Consiglio Europeo, sono otto i cattivi che non sono cooperativi a fini fiscali:

Samoa americane; Figi; Guam; Oman; Samoa; Trinidad e Tobago; Isole Vergini degli Stati Uniti; Vanuatu.

MA SERVE ANCORA AVERE LA “lista dei Paesi Black List” AGGIORNATA?

Fino al 2016 per le operazioni effettuate con aziende situate in uno dei Paesi inclusi nell’elenco Black List era necessario inviare comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Questo obbligo è stato abolito a partire dal 2017 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili) con l’articolo 4, comma 4 decreto legge del 22/10/2016 n. 193.

Le sorprese nelle liste (Nere, grigie o oscurate che siano) non mancano, sia in europa che nel resto del mondo! 

Le più eclatanti rispondono al nome di Germania e USA …..

Infatti ci sono alcuni stati americani, come il Delaware, Wyoming,Nevada, i quali lasciano registrare ditte “presta-nome” e “trust” in anonimato, cosa che le consente di attrarre capitali esteri sporchi; così rendendo attuabile una Pianificazione Fiscale Aggressiva, affermando che il FATCA (Il Foreign Account Tax Compliance Act che è la normativa Usa finalizzata al contrasto dell’evasione fiscale dei contribuenti statunitensi che fanno investimenti tramite intermediari finanziari esteri) non implica reciprocità”.

E’ con questo “marketing nero” (che non a caso viene definito “il Far West”), che gli Stati Uniti hanno aumentato a dismisura i flussi di capitali mondiali, che transitano nel loro Far West fiscale, portandolo ad un incidenza di oltre il 22%.

Ma anche la Germania (vedi Germania Paradiso Fiscalehttps://scenarieconomici.it/germaniaparadisofiscale/) “non scherza”; in tema di paradisi fiscali mondiali, secondo il financial secrecy index, “la Germania è da considerarsi un paradiso fiscale, a tutti gli effetti (base dati del 2015 pubblicati nel 2016, seguirà aggiornamento durante il 2017) più paradiso fiscale di Dubai ed addirittura di Panama dei Panama Papers, appena dietro al Libano. Vi basti sapere che la tassazione delle multinazionali veramente tedesche, basate in Germania è solo formalmente del 33%, diciamo che con i trucchetti che non si possono pubblicizzare più realisticamente può essere attorno al 10%”

C’è chi la considera al settimo posto dei dieci paradisi fiscali del mondo, poiché sembra un tutt’uno con il Lussemburgo, ed insieme formano un compatto sistema “europeo”.

I due paesi congiuntamente, attraggono capitali dell’UE e del resto del mondo, per circa il 17%. Capitali che vengono ospitati molto volentieri lì, sfuggendo ai regimi fiscali degli altri paesi di quella che ancora chiamiamo “Unione Europea”.

Anche se è vero che la Germania non pratica il segreto bancario, la stessa consente molte scappatoie con la legge fiscale, la cui applicazione consente di essere “di manica larga” per i non residenti, utilizzando una informale, ma fortissima riservatezza, sulle informazioni fiscali, rendendo la Germania attraente per i capitali provenienti da fuori.

Bruxelles evita di vedere, la sottrazione di risorse fiscali che viene costantemente perpetrata, anche ai danni di alcuni Stati appartenenti all’UE, restando di fatto silenziosa, qualcuno dice omertosa, come se non avesse voce in capitolo, lasciando che alcuni stati siano fiscalmente generosi con società e persone fisiche, a danno degli altri stati dell’Unione.

NON TUTTI I PAESI INSERITI NELLA BLACK LIST SONO UGUALMENTE BLACK 

Ma non tutto ciò che vien definito “paradiso fiscale” è illegale.

Alcune operazioni finanziarie non possono essere definite illegali, occorre prima che ci sia un procedimento giudiziario, che valuti se sono state violate le leggi. 

Anche se i paradisi fiscali, danno certamente dei grossi vantaggi, tant’è che la stessa definizione lo conferma “si definiscono tali quei Paesi che applicano a un soggetto (persone, imprese, società) aliquote di imposta che sono inferiori della metà di quanto applicato dal Paese di residenza”. 

Il Movimento StelleNelCuore ritiene che, essendo la funzione delle imposte una necessità sociale, atta per la maggior parte a finanziare i servizi pubblici, sia immorale che le leggi nazionali ed internazionali, consentano ancora a società o persone fisiche, di rifugiarsi in un paradiso fiscale pur rimanendo nella legalità.

Questa la classificazione esistente, che dettaglia le tipologie di evasione ed elusione utilizzate, fatta in base alla tipologia di tassazione prevista:

PURE TAX HAVEN: Vi rientrano quei Paesi in cui non ci sono tasse. Tale regime garantisce l’assoluto segreto bancario anche con altri stati.

NO TAXATION ON FOREIGN INCOME: Sono esclusi da ogni tassazione i redditi esterni. Viene tassato solo il reddito interno.

LOW TAXATION: Viene applicata una tassazione  modesta su qualunque reddito.

SPECIAL TAXATION: Riguarda i paesi con regimi fiscale simile a quello dei paesi considerati “normali” ma permette la costituzione di società flessibili.

Movimento StelleNelCuore


Allegati:

Black list ai fini della presunzione di residenza fiscale delle persone fisiche

La prima lista di Paesi Black List rimasta è quella che riguarda la presunzione di residenza per le persone fisiche. Si tratta dell’elenco di Paesi contenuto del D.M. 4 maggio 1999.

Decreto emanato in attuazione dell’articolo 2, comma 2 del DPR n. 917/86, che disciplina la residenza fiscale delle persone fisiche che emigrano in Paesi Black List.

In particolare, l’articolo 2, comma 2, afferma che nel caso in cui un soggetti si trasferisca stabilmente in uno di questi Stati è a suo carico la prova che contrasti la presunzione relativa di fittizia residenza estera.

Infatti, per la nostra normativa tributaria chi emigra in un Paese Black List è chiamato a provare  che il suo trasferimento di residenza è effettivo e non legato a meccanismi di evasione fiscale.

Per le persone fisiche cancellate dalle anagrafi della popolazione residente, ed iscritte all’AIRE trasferite in Paesi BL opera la presunzione di residenza in Italia. Questo a meno che il contribuente stesso non sia in grado di fornire prova contraria.

Si tratta di un aspetto molto importante. La prova contraria da fornire deve essere nominativa, precisa, in grado di portare l’Amministrazione finanziaria a considerare la residenza fiscale estera del contribuente. Per questo consiglio sempre di farsi assistere da un dottore commercialista esperto.

Il D.M. 4 maggio 1999 è stato nel corso degli anni ripetutamente modificato. In particolare, il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 12 febbraio, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2014, ha introdotto modifiche al decreto 4 maggio 1999. Decreto relativo all’individuazione di Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato.

Gli Stati a fiscalità privilegiata ai fini IRPEF, secondo le modifiche apportate dal citato decreto, sono quelli indicati nell’articolo 1 del D.M. che di seguito proponiamo.

Ecco i paesi “black list” a causa della residenza fiscale “Persone Fisiche”

Alderney Andorra Antigua e Barbuda Antille Olandesi
Aruba Bahama Bahrein Barbados
Belize Bermuda Brunei Costa Rica
Dominica Emirati Arabi Uniti Ecuador Filippine
Gibilterra Gibuti Grenada Guernsey
Hong Kong Isola di Man Isole Cayman Isola Cook
Isole Marshall Isole Vergini Britanniche Jersey Libano
Liberia Liechtenstein Macao Malaysia
Maldive Mauritius Monserrat Nauru
Niue Oman Panama Polinesia Francese
Principato di Monaco Sark Seychelles Singapore
Saint Kitts e Nevis Saint Lucia Saint Vincent e Grenadine Svizzera
Taiwan Tonga Turks e Caicos Tuvalu
Uruguay Vanuatu Samoa

NOTE: 

Allegati:

Elenco Paesi Black List 2020 Agenzia delle Entrate: la lista completa e aggiornata

L’ultimo aggiornamento all’elenco completo dei Paesi che appartengono alla Black List è contenuto nella circolare 39 del 26 settembre 2016 dell’Agenzia delle Entrate https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/298102/Circolare+39e2016_CIRCOLARE+N.+39_E+DEL+26+SETTEMBRE+2016.pdf/87f7abf0-9afd-de59-ed47-045bdacc7087, nella quale sono contenuti i Paesi considerati come Paradisi Fiscali.

Il tema è stato oggetto di diversi chiarimenti da parte dell’Amministrazione Finanziaria e da ultimo, con il principio di diritto n. 16 del 29 maggio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha inoltre fornito importanti indicazioni per le imprese su come individuare i Paesi Black List.

I Paesi che sono annoverati all’interno dell’elenco Black List dell’Agenzia delle Entrate, e che quindi erano soggetti a dichiarazione indipendentemente dal tipo di società o soggetto con la quale si era effettuata l’operazione, sono i seguenti:

Andorra, Bahamas, Barbados, Barbuda, Brunei, Gibuti, Grenada, Guatemala, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Vergini statunitensi, Kiribati, Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Maldive, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Oman, Polinesia francese, Saint Kitts e Nevis, Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Sark, Seychelles, Tonga, Tuvalu, Vanuatu

  • Samoa americane;
  • Figi;
  • Guam;
  • Oman;
  • Samoa;
  • Trinidad e Tobago;
  • Isole Vergini degli Stati Uniti;
  • Vanuatu.

Elenco Paesi Black List 2020

Secondo la normativa italiana, ricadono all’interno dell’elenco della Black list anche altri Paesi, per i quali sono però salvati alcuni settori o attività specifiche.

Tali sono le nazioni che sono comprese all’interno dell’articolo 2 del DM del 23 gennaio 2002.

Sono solo due i Paesi che rientrano all’interno di questa classificazione:

  • Bahrein, ma sono escluse le società che svolgono nel Paese attività di esplorazione, estrazione e raffinazione nel settore petrolifero;
  • Monaco, con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato;

A determinare l’elenco completo dei Paesi che rientrano all’interno della Black List concorrono anche delle attività o delle società particolari che hanno sede in alcune nazioni ben definite.

In questa sezione dell’elenco completo della Black List dell’Agenzia delle Entrate rientrano anche quelle attività o quei soggetti che nei Paesi elencati usufruiscono di regimi fiscali agevolati analoghi a quelli sotto osservazione. Ecco l’elenco completo aggiornato dei Paesi che vi rientrano con le relative attività:

  1. Angola, con riferimento alle società petrolifere che hanno ottenuto l’esenzione dall’Oil Income Tax, alle società che godono di esenzioni o riduzioni d’imposta in settori fondamentali dell’economia angolana e per gli investimenti previsti dal Foreign Investment Code;
  2. Antigua, con riferimento alle international business companies, esercenti le loro attività al di fuori del territorio di Antigua, quali quelle di cui all’International Business Corporation Act, n. 28 del 1982 e successive modifiche e integrazioni, nonché con riferimento alle società che producono prodotti autorizzati, quali quelli di cui alla locale legge n. 18 del 1975 e successive modifiche e integrazioni;
  3. Costarica, con riferimento alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, nonché con riferimento alle società esercenti attività ad alta tecnologia;
  4. Dominica, con riferimento alle international companies esercenti l’attività all’estero;
  5. Ecuador, con riferimento alle società operanti nelle Free Trade Zones che beneficiano dell’esenzione dalle imposte sui redditi;
  6. Giamaica, con riferimento alle società di produzione per l’esportazione che usufruiscono dei benefici fiscali dell’Export Industry Encourage Act e alle società localizzate nei territori individuati dal Jamaica Export Free Zone Act;
  7. Kenya, con riferimento alle società insediate nelle Export Processing Zones;
  8. Mauritius, con riferimento alle società “certificate” che si occupano di servizi all’export, espansione industriale, gestione turistica, costruzioni industriali e cliniche e che sono soggette a Corporate Tax in misura ridotta, alle Off-shore Companies e alle International Companies;
  9. Panama, con riferimento alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, secondo la legislazione di Panama, alle società situate nella Colon Free Zone e alle società operanti nelle Export Processing Zones;
  10. Portorico, con riferimento alle società esercenti attività bancarie ed alle società previste dal Puerto Rico Tax Incentives Act del 1988 o dal Puerto Rico Tourist Development Act del 1993;
  11. Svizzera, con riferimento alle società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e “di domicilio”;
  12. Uruguay, con riferimento alle società esercenti attività bancarie e alle holding che esercitano esclusivamente attività off-shore.

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