Per pagare il Recovery plan più tasse in arrivo

Quattro nuove tasse previste da Bruxelles per pagare il Recovery plan (Piano di ripresa e resilienza). 

Non tutti sanno che, lo stanziamento europeo del Recovery plan ha la sua contropartita. L’Unione ha previsto infatti, l’introduzione di quattro nuove tasse, con le entrate delle quali finanziare il Piano di ripresa e resilienza.  Dalle notizie di stampa, apprendiamo che dai quattro prelievi fiscali europei, ci si attende un gettito complessivo di circa 22 miliardi di euro l’anno, fino alla fine del 2058.

Una decisione presa dal Consiglio Ue (n. 2020/2053 del 14 dicembre 2020, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 424 del 15/12/2020). Tale norma ha disposto, un incremento straordinario e temporaneo, dei massimali del gettito Ue motivato dalla necessità di far fronte alle conseguenze della crisi da coronavirus.

Ciò consentirà di aumentare dello 0,6%, le entrate dirette dell’Ue, andando a compensare abbondantemente, le passività derivanti dall’emissione dei Recovery bond.

Questi i conti che si sta cercando di far quadrare a Bruxelles.

L’unione europea reperirà dal mercato, in prestito almeno 750 miliardi di euro, il tutto entro il 2024. Per recuperare i quali, il Consiglio europeo ha deciso di incrementare i massimali del gettito, così da fronteggiare la crisi generata dal Covid. Tale gettito avverrà sia attraverso tutti i prelievi fiscali dell’Unione, sia per le contribuzioni dei singoli Paesi al bilancio comunitario.

Questo aumento è pari al 0,6% e vale, sia per il totale dei prelievi fiscali diretti dell’Unione (limite oggi pari all’1,4% della somma del Reddito nazionale lordo di tutti gli stati membri), sia per il totale delle contribuzioni che i singoli stati versano ogni anno al bilancio Ue (massimale ora non superiore all’1,46% della somma dell’Rnl di tutti gli stati).

Ma in che cosa consistono i nuovi prelievi?

In sintesi:

  • un’aliquota del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società;
  • una quota del 20% dei proventi delle aste del sistema Ue di scambio delle quote di emissioni;
  • un contributo nazionale basato sulla quantità di rifiuti di imballaggi di plastica non riciclati.

A tutto ciò si affiancherà una riforma delle attuali entrate, che manterrà i dazi doganali come gettito diretto, ma ridurrà dal 20 al 10% la percentuale che gli stati trattengono a titolo di «spese di riscossione». E semplificherà l’Iva.

🏡👪🏬🏫🏟️🚴‍♂️🌳❤️💚 CHE SONO E RESTANO NELCUORE

Alleghiamo la Composizione delle  attuali entrate Europee:

1. Risorse proprie «tradizionali»

Si tratta dei dazi doganali, dei dazi agricoli nonché dei contributi nel settore dello zucchero e dell’isoglucosio. Sono state introdotte dalla decisione del 1970 e riscosse da allora. La percentuale che può essere trattenuta dagli Stati membri per coprire le spese di riscossione è stata ridotta dal 25% al 20%. Le risorse proprie «tradizionali» rappresentano ora generalmente poco più del 10% delle entrate da risorse proprie.

2. Risorsa propria basata sull’IVA

Consiste attualmente in una percentuale del gettito IVA degli Stati membri stimato che è trasferita all’Unione. Seppur introdotta dalla decisione del 1970, la risorsa in oggetto è stata concretamente attuata soltanto a seguito dell’armonizzazione dei regimi IVA degli Stati membri avvenuta nel 1979. La risorsa IVA rappresenta attualmente una percentuale delle entrate da risorse proprie simile a quella delle risorse proprie «tradizionali».

3. Risorsa propria basata sull’RNL

Questa risorsa propria consiste in un prelievo sul reddito nazionale lordo (RNL) degli Stati membri secondo un’aliquota uniforme stabilita ogni anno nel quadro della procedura di bilancio ed è stata introdotta dalla decisione n. 88/376/CEE del Consiglio. In origine essa avrebbe dovuto essere percepita solo nel caso in cui le altre risorse proprie non fossero risultate sufficienti a coprire le spese, ma attualmente essa finanzia la maggior parte del bilancio dell’UE. La risorsa basata sull’RNL è triplicata dalla fine degli anni ’90, e attualmente rappresenta generalmente il 72% circa elle entrate dell’UE.

4. Altre entrate e saldo riportato dall’anno precedente

Nelle altre entrate sono comprese le imposte sulle retribuzioni del personale dell’UE, i contributi versati da paesi terzi a favore di determinati programmi dell’Unione e le ammende pagate dalle imprese che violano le norme sulla concorrenza o altre disposizioni di legge. Se vi è un’eccedenza, l’eventuale saldo positivo di ciascun esercizio è inserito nel bilancio dell’anno successivo come entrata. Le altre entrate, i saldi e gli adeguamenti tecnici rappresentano di norma meno del 10% delle entrate totali.

5. Meccanismi di correzione

L’attuale sistema delle risorse proprie mira anche a correggere gli squilibri di bilancio tra i contributi degli Stati membri. La correzione a favore del Regno Unito accordata nel 1984 consiste in una riduzione del contributo di tale paese pari a due terzi della differenza tra il suo contributo (risorse proprie tradizionali escluse) e le somme a esso riassegnate a titolo del bilancio. Nel 2007 la correzione è stata oggetto di un adeguamento volto a escludere gradualmente dal calcolo le spese non agricole negli Stati membri che hanno aderito all’UE dopo il 2004.

La correzione è finanziata in parti uguali da tutti gli altri Stati membri ad eccezione di Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia, che beneficiano di una riduzione dei rispettivi contribuiti per il finanziamento della correzione a favore del Regno Unito. La Germania, i Paesi Bassi, l’Austria e la Svezia hanno altresì beneficiato di un’aliquota IVA di prelievo ridotta per il periodo 2007-2013, mentre i Paesi Bassi e la Svezia hanno beneficiato di una riduzione dei rispettivi contributi basati sull’RNL per lo stesso periodo.

La situazione attuale prevede che:

il meccanismo esistente per il Regno Unito e il relativo finanziamento siano mantenuti, così come la riduzione dell’aliquota di prelievo della risorsa basata sull’IVA – per il periodo 2014-2020 per la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia (0,15 %).

Gli attuali meccanismi di correzione prevedono inoltre riduzioni lorde del contributo RNL annuo per il periodo 2014-2020 per la Danimarca (130 milioni di EUR), i Paesi Bassi (695 milioni di EUR) e la Svezia (185 milioni di EUR) e per il periodo 2014-2016, per l’Austria (30 milioni di EUR nel 2014, 20 milioni di EUR nel 2015 e 10 milioni di EUR nel 2016).

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