Recovery Fund: facciamo luce sull’oggetto misterioso

 Quando sarà disponibile il Recovery Fund?

Ribattezzato “Next generation EU” il “Recovery Fund” (Fondo di recupero) è in effetti un fondo di ripresa, associato però al bilancio a lungo termine dell’Unione Europea (2021-2027). E’ un nuovo strumento europeo creato per agevolare la ripresa economica in Europa. Uno strumento complesso, che resta per molti versi misterioso. Di seguito cercheremo di fare più luce possibile, per renderlo comprensibile a più cittadini possibile.   

Il fondo si basa sull’incremento del bilancio europeo (ma solo su base temporanea), per il tramite di nuovi finanziamenti, raccolti sui mercati finanziari, per un ammontare pari a 750 miliardi di euro, dei quali 390 dovrebbero essere distribuiti, in contributi a fondo perduto. Mentre i restanti 360 distribuiti come prestiti da rimborsare in 30 anni fra il 2026 e il 2056. 

Nel ricordare che il “Next generation EU” o “Recovery Fund” che dir si voglia, non ha ancora terminato il percorso d’approvazione …

Pur essendo stato approvato (dopo quattro giorni di negoziato), dal Consiglio europeo straordinario del 21 luglio. Non è ancora chiuso il ciclo di passaggi affinché si possa passare alle elargizioni. Infatti proprio in questi giorni, il Parlamento europeo mette in guardia perché dopo cinque cicli della conferenza degli ambasciatori Ue (Coreper), i negoziati sul quadro finanziario pluriennale (Qfp) ed il Recovery sono a un punto morto. I prossimi round con il Consiglio e la Commissione sono previsti il 5 e l’8 ottobre prossimi.  

Qual è il budget destinato all’Italia?

L’Italia potrà contare su 44,724 miliardi, per la realizzazione di progetti per gli anni 2021-2022; ed altri 20,732 miliardi per altri impegni relativi a progetti per il 2023. Dunque l’Italia deve presentare progetti  per 127,4 di prestiti e di 65,456 miliardi di sussidi, da realizzare nei prossimi tre anni. In totale la “quota” destinata all’Italia è pari a circa 208 miliardi, dei quali 81,4 miliardi sono i sussidi ai quali si può accedere. Il resto dei sussidi saranno canalizzati attraverso altri “pilastri” dell’operazione anticrisi. 

 Nello specifico, l’Italia per usufruire dei suoi 209, con 81,4 miliardi a fondo perduto e 127,4 di prestiti, dovrà presentare anche un piano di riforme adeguato alle indicazioni della Commissione europea, previa una richiesta di parere da parte del Comitato economico e finanziario del Consiglio Ue, l’organo che riunisce i governi degli Stati membri. Un altro strumento del Recovery fund è il “freno d’emergenza”, con il quale un Paese, potrà chiedere di approfondire in sede di vertice Ue, se gli impegni sulle riforme di un altro Stato membro sono stati rispettati, facendo sospendere di fatto i finanziamenti per un certo lasso di tempo, sino alla decisione della Commissione europea.

Esistono dei paletti europei per la definizione dei singoli piani?

La Commissione europea ha definito delle Linee guida che i governi dovranno prendere in considerazione nella stesura dei piani. Un Europa confederale, con al suo interno anime molto diverse. Con alcuni paesi più vicini nei propositi e negli obiettivi, che hanno fatto gruppo, prendendo le redini della confederazione, prima in mano ai paesi fondatori. Una confederazione che non sembra orientata a divenire FEDERAZIONE DI STATI EUROPEI, che poco o nulla fa per far sviluppare il pensiero comune di essere Cittadini di uno stato l’Europa.

In questo momento fortemente critico, che passerà alla storia, il massimo che questa confederazione è riuscita a partorire, è la volontà di creare un debito Europeo di 750 miliardi del quale circa la metà in carico comune a tutti i paesi, ed il resto in riprestandolo ai singoli paesi richiedenti. Ha dettato inoltre, i criteri principali per i quali tali somme, debbono essere utilizzate.

I criteri sono: la sostenibilità ambientale (in linea con l’European Green Deal), la produttività, l’equità e la stabilità macroeconomiche. Infine la Commissione europea ha indicato che almeno il 20% degli investimenti, provenienti dal Fondo per la Ripresa, vada a finanziare la transizione digitale.

La proposta è contenuta nelle linee-guida, pubblicate dall’esecutivo comunitario e di cui i governi dovranno tenere conto, nel preparare piani nazionali volti ad ottenere l’esborso del denaro. In tutto, a disposizione dei Paesi su questo specifico fronte, ci saranno 672,5 miliardi di euro. I piani nazionali dovranno inoltre prevedere non meno del 37% della spesa per il green.

Sulla base di questi principi e delle raccomandazioni del 2019 e del 2020, Bruxelles valuterà i piani nazionali.

Italia prima beneficiaria del Recovery Fund? Non proprio. Solo nona in % per benefici netti

Nell’assegnazione della parte “sussidi”, sono Grecia, Portogallo e Spagna, che avranno i benefici netti % maggiori 

I dati provengono da uno studio di quattro analisti della Banca Centrale Europea, dal quale emerge che, dai sussidi a fondo perduto, avranno i maggiori vantaggi nell’eurozona, innanzitutto la Grecia e a seguire il Portogallo, Slovacchia, la Lettonia, la Lituania e la Spagna. L’Italia figura solo al nono posto. Infatti il nostro Paese è si il primo assegnatario per valore assoluto di 81 miliardi, ma il beneficio netto sarà nettamente inferiore pari a poco meno del 2% del Pil 2019.

Non è l’Italia il paese dell’eurozona che trarrà i maggiori vantaggi dai sussidi “a fondo perduto”!

Per meglio comprendere chi sarà fortemente avvantaggiato, possiamo confrontare il nostro sussidio 2021/2026 pari al 2%, con un contributo netto pari a più dell′8% del suo prodotto interno lordo dell’ultimo anno pre-Covid (2019) della Grecia. Il beneficio sarà del 5,5%, per Slovacchia e Lettonia. In Lituania e in Spagna arriveranno sovvenzioni nette pari a poco meno del 4% del Pil. Mentre a Cipro andrà circa il 3%, c’è poi l’Estonia ed infine l’Italia (poco meno del 2% del Pil.

Quanto sopra è una classifica Ue, che non tiene conto dei Paesi non appartenenti all’area euro, i quali sono al di sopra del 2%, con Croazia e Bulgaria e che si aspettano vantaggi oltre il 10% del loro prodotto interno lordo.  

Infine occorre evidenziare che, sebbene l’Italia sia nel valore, la principale beneficiaria delle cosiddette “sovvenzioni”, se si sottrae la quota di contributi al fondo Ue, ecco che scivola a metà classifica. Va comunque evidenziato che per la prima volta, saremo beneficiari netti di un fondo Ue, cosa infatti che non era mai successa, essendo sempre stati contributori netti del bilancio europeo.

Quali sono i tempi per accedere ai finanziamenti?

Entro fine aprile 2021, i paesi dovranno inviare alla Commissione europea i Piani dettagliati di ripresa e di resilienza . Il governo italiano ha deciso di anticipare la scadenza, dandosi l’obiettivo d’inviarlo agli inizi del prossimo anno, quindi prima della scadenza.

Bruxelles ha suggerito agli Stati membri di sottoporle dei programmi preliminari, sin dalla metà di ottobre. La Commissione Von der Leyen ha inoltre ricordato che, i piani dettagliati nazionali andranno negoziati con le autorità comunitarie. Essi dovranno inoltre essere oggetto di un via libera passo passo (anche il finanziamento sarà passo passo).

Cosa accade a chi non rispetta la tabella di marcia?

L’elenco dei progetti e delle riforme da finanziare deve essere credibile e rispondere a tutte le richieste Ue, ma anche il calendario deve essere realistico. Poiché chi non rispetta la tabella di marcia prevista, non potrà usufruire dei fondi, i quali saranno interrotti. L’Italia, tra l’altro dovrà aver messo in cantiere le riforme già raccomandate da Bruxelles, già nel 2019 e nel 2020.

Una volta presentato il Pnrr (Piano nazionale per la ripresa e la resilienza) alla Commissione europea, Bruxelles entro 8 settimane dovrà esaminarlo (e se accettabile), proporre al Consiglio Ecofin l’approvazione del Piano. L’Ecofin avrà quattro settimane per approvare il piano a maggioranza qualificata.

Dunque dalla data di presentazione formale del piano, passeranno, salvo complicazioni, alcuni mesi affinché sia approvato, e sarà dalla sua approvazione che ci sarà la possibilità di accedere al 10% del finanziamento globale!!

L’Italia rischia nuove “Raccomandazioni” di primavera nel 2021?

Non sono previsti ulteriori raccomandazioni per il bilancio 2021, in considerazione che già esiste un legame molto stretto tra Recovery Plan e raccomandazioni Ue degli anni scorsi. La Commissione pertanto nella prossima primavera, non presenterà nuove raccomandazioni. Cosa che però potrebbe succedere nella primavera 2022.

Lo schema “garantisce un sostegno macroeconomico più forte per i paesi più vulnerabili”, ha osservato la Banca centrale. Anche per questo motivo l’Eurotower ha suggerito alla Commissione di rendere il Recovery Fund uno strumento permanente dell’Unione. 

Sono previste risorse per la sanità? O occorre ricorrere al Mes?

E’ nella volontà del ministero della Salute d’investire, utilizzando le risorse del Recovery Fund, 34,4 miliardi di euro in 6 anni. Il Piano sarebbe quello di ammodernare il parco tecnologico ospedaliero, sia in termini di attrezzature di alta tecnologia sia di infrastrutture digitali. Inoltre il rinnovo del patrimonio edilizio, attraverso la costruzione o riqualificazione di ospedali. Intendendo considerare anche l’adeguamento sismico e antincendio, così come la realizzazione di interventi atti al miglioramento della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica. Atri due miliardi e mezzo di euro in 5 anni, potrebbero essere utilizzati per potenziare l’assistenza e le cure domiciliari.

E’ meglio il prestito del Recovery found o quello del Mes?

Innanzi tutto, prima di esaminare le condizioni e i condizionamenti, riteniamo noi del StelleNelCuore che occorra riflettere attentamente delle possibili conseguenze della richiesta del Mes. A partire dal fatto che, nessun altro stato (se non alcuni vicini alla bancarotta) ha mai chiesto soldi al “Fondo Salva Stati” (ribattezzato “Meccanismo Europeo di Stabilità”). Questo potrebbe mettere l’Italia in cattiva luce (se lo richiede), nei confronti dei mercati finanziari. Soprattutto poiché quest’anno, potremmo essere gli unici in Europa, a dichiarare di aver bisogno urgente di prestiti da un simile fondo.

Ci riferiamo al rischio molto concreto, di ingenerare dubbi sulla capacità attuale dell’Italia di far fronte ai suoi debiti. 

Vantaggi e svantaggi del Mes a confronto con il Recovery found

Il Movimento StelleNelCuore rileva che, ambedue le soluzioni sono soggette a condizioni, ma non uguali.

Premettendo che i tassi bassi sono simili, mentre le scadenze sono certamente migliori nel recovery, occorre dire che i 38 miliardi assegnati in più all’Italia, se utilizzati nella sanità potrebbero mancare per altri investimenti importanti.  Dunque dal punto di vista dei pro e contro, delle condizioni del prestito, è chiaro che le condizioni finanziarie pur simili, sono comunque diverse. Resta necessario quindi per decidere, valutare l’aspetto “condizioni”, che da noi sono viste come “condizionamenti”. 

I condizionamenti sono nel caso del Recovery precostituiti, mentre nel caso del Mes conseguenziali.

Infatti mentre l’accesso al Mes, che il governo sta tenendo in stand by, non richiede l’avvio delle riforme all’atto della richiesta, il Recovery Fund, che il governo non può rifiutare, ne prevede invece di molto precise.

Due politiche europee, di controllo e condizionamento, profondamente diverse sono infatti previste, ambedue con lo stesso fine. Mentre l’una concede un mutuo trentennale, a tassi di interessi bassi, vicini allo zero uguali o più convenienti di quelli applicati del MES, da restituire nei trenta anni dal 2028 ed il 2058.

Ma con condizionamenti nei temi di spesa e con controlli prima della concessione e per tutta la durata dell’investimenti bloccando i prestiti. L’altra concede un prestito decennale al tasso attuale del 0,08% (Il rendimento dei nostri Btp decennali collocati oggi è pari al 0,89%) da restituire tra il 2023 ed il 2033; condizionandola però a spese sulla sanità, ma lasciando più libertà d’azione nel momento della spesa.

Resta ovviamente il potere che si  riserva, cioè di intervenire successivamente, per condizionare i bilanci (fino al saldo del debito) a partire se non dal 2022, certamente dal 2023 in poi, per garantirsi il recupero dei prestiti nei tempi previsti.

Chi sarà a definire le priorità del piano italiano?

Subito dopo il via libera del Comitato interministeriale per gli affari europei, Conte ha inviato a Camera e Senato. Si tratta della prima “bozza” per la definizione del Piano italiano di ripresa e resilienza per accedere ai fondi previsti dal Recovery Fund. Un piano che deriva da i tanti (anzi troppi) progetti arrivati dai ministeri, 558 chiaramente sovrabbondanti e purtroppo poco dettagliati. Dal “pacco progetti” è scaturita la “prima bozza” inviata alle camere

Si tratta di 38 pagine e 32 slide, la proposta delle linee guida che il governo ha depositato alle camere, restando a disposizione per riferire sulle linee essenziali del documento, sia nelle commissioni sia nell’assemblea. L’impegno delle due Camere, è di fornire suggerimenti e indirizzi. Successivamente passerà al voto con risoluzioni in Aula entro i primi di ottobre e comunque in tempo, per l’apertura dell’interlocuzione con la Commissione europea, previsto per il 15 ottobre.

Quali progetti saranno finanziati?

Dalla “bozza” sarà ricavato il piano italiano da consegnare a Bruxelles. Piano propedeutico alla richiesta di un importo massimo di circa 209 miliardi, tetto di quanto messo a disposizione dell’Italia dal Recovery Fund.

Le indiscrezioni di stampa, indicano che saranno centrali gli interventi per la ripresa, così come pure quelli riguardanti il 5G, la sanità e il green. Nel dettaglio si dice che, tra i progetti “in pole”, ci sarà la proroga di tre anni per super-bonus del 110%. Ci sarà inoltre il sisma bonus e quella di cinque anni per il Piano Impresa 4.0. Infine, la detassazione degli aumenti in busta paga dei lavoratori, la disincentivazione dell’uso del contante e la riforma della riscossione 2020.

Movimento StelleNelCuore