SI PUÒ FARE DI PIÙ … ALMENO IN UMBRIA … FACCIAMOLO

CORONAVIRUS: SBAGLIATO “CHIUDERE LA STALLA DOPO CHE I BUOI SONO SCAPPATI”

Il governo, seppur la situazione complicata può giustificarlo, ha a nostro giudizio “tentennato troppo” dilazionando le restrizioni, in più decreti cercando di rimandare i disagi, condizionato dai danni economici che le sue decisioni potevano causare. Come se non sapesse che “medico pietosofa la piaga puzzolente”. 

Siamo ancora in tempo a fare di più

COSA SI PUÒ FARE PER RIDURRE I DANNI DEL CORONAVIRUS

 

LIMITARE I DIRITTI DEI SINGOLI, PER SALVAGUARDARE LE VITE DELLA COLLETTIVITÀ.

RIORGANIZZARE TUTTE LE STRUTTURE OSPEDALIERE PER RENDERLE IDONEE ALL’EMERGENZA CORONAVIRUS

ORGANIZZARE OGNI ASPETTO, PRIMA DURANTE E DOPO, UTILIZZANDO TUTTE LE RISORSE UMANE DISPONIBILI.

INVESTIRE, ANCHE A DEBITO PER RIDURRE I CONTAGI E SALVAGUARDARE L’ECONOMIA.

 

Gli obiettivi da raggiungere sono:

  1. Prevenire la diffusione del virus,
    • ridurre all’indispensabile l’interazione sociale, attraverso il blocco degli spostamenti, convincendo gli abitanti a centellinare le uscite,
    • sospendere tutti gli eventi pubblici e privati (anche feste in famiglia),
    • Stabilire quando occorre indossare la mascherina in casa o per le uscite di casa, e quale tipo di mascherina secondo i casi,
    • predisporre due tutorial per spiegare bene sia l’utilizzo delle mascherine, i rischi del cattivo uso, sia quello dei guanti, che se mal utilizzati divengono veicolo del virus,    
    • prendere precauzioni di igiene personale,
    • sorveglianza proattiva per rilevare subito i casi positivi,
    • diagnosi rapide con isolamento immediato dei pazienti positivi,
    • monitoraggio rigoroso e massima quarantena dei contatti stretti
    • disinfestare i luoghi dove hanno transitato e vissuto i positivi.

  1. Organizzare i luoghi di stazionamento o il controllo dei soggetti in quarantena,
    • allestire il maggior numero di squadre comunali composte da tre/cinque persone (utilizzando i percettori di reddito di cittadinanza) al fine di rintracciare tutte le persone che sono entrate in contatto con gli infetti, 
    • reperire strutture disabitate, o requisire alberghi per la quarantena di soggetti non residenti, 
    • attivare un app per controllare il rispetto della quarantena  
  2. Organizzare il controllo stretto dei soggetti positivi asintomatici,
    • Fare un cordone di sicurezza, a protezione di tutte le persone a più alto rischio, a cominciare dai luoghi dove si è riscontrato un caso positivo.
    • Tracciare i possibili contatti avuti dalle persone infette, con le squadre comunali preparate,
  3. Organizzare le strutture ospedaliere di primo accesso per positivi non critici,
    • requisire alberghi e predisporli a ospedali di primo accesso, per curare e tenere in isolamento, i positivi non critici,
  4. Organizzare strutture ospedaliere
    • specializzare un ospedale esistente e/o creare una sezione isolata, all’interno dei due ospedali provinciali, per i positivi critici, 

DAL CORRIERE DELL’UMBRIA RISULTA CHE AL 22 MARZO LA SITUAZIONE IN UMBRIA ERA:

Coronavirus in Umbria, sono 49 i su 92 i Comuni con almeno un caso di contagio da Covid-19. Sale il numero di territori interessati da casi positivi (leggi qui il totale aggiornato alla mezzanotte di sabato 21 marzo) con Perugia e Terni con 149 e 61 casi. 

49 Comuni con casi di contagio da Covid-19. La mappa dei positivi al 21 marzo 2020

Dietro ai due capoluoghi di provincia ci sono Città di Castello con 45 casi, Orvieto con 25, Gubbio con 16, Castiglione del Lago con 13, Foligno e Corciano con 12, Assisi e Città della Pieve con 11 e San Giustino con 10. Otto casi per Bastia Umbra e Spoleto, 6 a Torgiano, 5 a Cascia, Deruta, Gualdo Cattaneo, Magione, Marsciano, Narni, San Gemini e Valfabbrica. A quota 4 Acquasparta, Amelia, Baschi, Fratta Todina, Porano Todi e Umbertide; 3 a Norcia; 2 ad Arrone, Bettona, Castel Viscardo, Collazzone, Gualdo Tadino, Montecchio e Trevi. Un caso a Bevagna, Castel Giorgio, Citerna, Massa Martana, Montecchio, Passignano, Pietralunga, San Venanzo, Scheggia, Sigillo, Stroncone e Valtopina. Sono qui 33 i Comuni ancora senza nessun caso.

La situazione due giorni prima (il 20 marzo) si presentava così:

  • Guariti 5;
  • 462 pazienti positivi, dei quali 18 di fuori regione;
  • Nella provincia di Perugia i positivi erano 329, in quella di Terni 115;
  • I ricoverati erano 121 (8 di fuori regione), 91 nell’ospedale di Perugia e 22 in quello di Terni;
  • Dei 121 ricoverati, 29 in terapia intensiva, 18 a Perugia e 11 a Terni;
  • Le persone in osservazione sono 2380,  1602 nella provincia di Perugia e 778 in quella di Terni;
  • I soggetti usciti dall’isolamento erano 1278 di cui 986 nella provincia di Perugia e 292 in quella di Terni;
  • Nelle 24 ore del 19 marzo, erano stati eseguiti 2737 tamponi.

Siamo quindi, ancora in tempo per evitare, che lo stato di crisi epidemica, attualmente agli inizi in Umbria (dove sta esplodendo solo in alcune zone) ma che, con le ritardate decisioni del governo, non manifesta segni di miglioramento, non prenda la strada che ha preso in lombardia e in altre limitate località italiane.  

I provvedimenti governativi dilazionati e annunciati 

Continuano ad essere sfornati con applicazione immediata, senza soluzione di continuità, generando confusione e difficoltà nel organizzare quanto previsto.

I decreti (seppur sensati) hanno il difetto di giungere in “perfetto ritardo”, considerando che dopo l’emanazione passa ovviamente un po di tempo, affinché siano veramente esecutivi, finendo quindi per seguire invece di anticipare le necessità; tali norme restrittive con le seguenti fasi organizzative, divengono poco efficaci nel ridurre, per quanto possibile, i danni (vite umane, sofferenze prolungate, danni economici) causati dal coronavirus. 

I PROVVEDIMENTI SUGGERITI ALLE ISTITUZIONI REGIONALI  

Oltre a quanto già evidenziato, le regioni dovrebbero attraverso l’USL creare dei Team specializzati dotandoli di “protezioni sicure”, iniziando a farli operare dalle 6/8 zone attualmente maggiormente critiche. I Team operativi servono per operare sul campo, per avvicinare le persone che risiedono in luoghi dove sono presenti soggetti positivi al virus, per effettuare i tamponi alle persone che hanno avuto contatti con i contagiati, e provvedere ad isolare i positivi, se possibile nella propria abitazione, ma con il divieto di uscita e il controllo con app, o nel portarli in un luogo più idoneo, a seconda del loro stato di salute (in ospedale sezioni specializzata o se necessario in alberghi requisiti e trasformati in alloggi protetti). Disinfettare tutte le zone dove hanno sicuramente circolato i positivi al test. 

Sperimentare un App che tramite tecnologia Gps, consenta di individuare, tracciando tutti i contatti che fatto il tampone sai risultato “positivo al Covid19″, ha avuto nei giorni precedenti.  Un’applicazione che creata allo scopo specifico di contrastare il virus, garantita nella riservatezza dalla regione sia disponibile a tutti gratuitamente, che sia obbligatoria nelle zone a più alto rischio e facoltativa nella altre zone. 

Proprio oggi la Gabanelli pubblica un articolo sul Corriere che suggerisce come, attraverso un app, utilizzare i cellulari per ridurre i rischi di contagio. 

Movimento StelleNelCuore

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