Trasformare i “Crediti d’imposta” in moneta fiscale

Moneta Fiscale: possibile moneta nazionale complementare all’euro

La possibilità è inserita nel decreto Rilancio *, che consente di trasformare in “moneta fiscale” una serie di crediti d’imposta, permettendo alle imprese di monetizzarli in caso di capienza dei debiti da versare mediante modello F24. 

Un modo per immettere velocemente liquidità nelle casse (vuote) delle imprese.

E’ consentito anche l’utilizzo del credito, sia per la sanificazione degli ambienti di lavoro, sia per l’adeguamento dei locali aperti al pubblico. Tali crediti potranno essere ceduti a terzi (comprese banche, altri istituti di credito e intermediari finanziari), con facoltà di successiva cessione.

Ora, seppur provvisoriamente, col Decreto Rilancio si introduce la “cessione delle detrazioni fiscali”

Il decreto Rilancio introduce altresì (solo in via sperimentale, per gli interventi effettuati negli anni 2020 e 2021) la possibilità per gli aventi diritto ad alcune detrazioni fiscali (interventi per recupero del patrimonio edilizio, per l’efficienza energetica, adozione di misure antisismiche, installazione di pannelli solari fotovoltaici, installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici), di optare, alternativamente per:

– un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito;

– la trasformazione dell’importo della detrazione in credito d’imposta da utilizzare anche in compensazione, con facoltà di successive cessioni ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e altri intermediari finanziari.

In altri termini, ammettendo la possibilità di cedere i crediti d’imposta, questi di fatto vengono monetizzati e trasformati in moneta fiscale.

Già più di 5 anni fa si parlava di “Certificati di Credito Fiscale” come moneta legale, complementare all’Euro

Il Movimento StelleNelCuore, pur nella consapevolezza che, i certificati di credito fiscale, non sono la soluzione in grado di risolvere, il problema della forte mancanza di liquidità, ritiene che sia, comunque, una strada utile a contribuire (se accompagnato da altre misure), alla riduzione dei danni che tale situazione genera.

Vogliamo anche evidenziare che, se i tempi o la quantità di risorse non fossero adeguati, lasceremo ampi spazi allo sviluppo del fenomeno “usura” sia nella variante “strozzini locali”, sia in quella infiltrazione mafiosa, generando in alcuni casi la chiusura di attività utili e necessarie oltre che per i livelli di occupazione, per le entrate dello stato e per gli utilizzatori delle stesse attività, nell’altro il passaggio delle attività alle organizzazioni mafiose.     

Ma vediamone i particolari. Dunque il credito d’imposta:

– può essere utilizzato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è riconosciuto ovvero in compensazione, con modello F24, a decorrere dal giorno successivo a quello di riconoscimento dello stesso, senza applicazione dei limiti annuali di compensazione di 1 milione e di 250.000 euro;

– non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.

Per conoscere i criteri, le modalità di applicazione e di fruizione del credito, occorre far riferimento al provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, che essendo trascorsi più di 30 giorni dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto Rilancio (1 giugno), dovrebbe essere disponibile.

Occorre evidenziare che sono stati abrogati, i recenti decreti e articoli che (sempre in tempo di Covid-19) erano stati approvati per disciplinarlo (articoli 64, D.L. n. 18/2020 e 30, D.L. n. 23/2020)

Movimento StelleNelCuore

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