Unità assistenziali (USCA): un urgenza dimenticata!

La responsabilità del ritardo della loro attivazione di chi è?

Le Usca, istituite col Decreto legge 14 del 9 marzo, dovevano essere attivate entro il 20 marzo da tutte le Regioni e PA per gestire la sorveglianza dei malati di Covid in isolamento domiciliare. Ma alla loro attivazione mancano ancora molte Regioni . Inoltre tra quelle che le hanno già messe in campo (Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Campania, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Valle d’Aosta, Sicilia, Toscana e Veneto) si registrano molte differenze su come gestirle e sulle loro funzioni 

Unità Speciali di Continuità Assistenziale
Ma cosa sono le U.S.C.A. e cosa prevede il Decreto legge?

Sono state istituite con Decreto legge 14/20 del 9 marzo e dovevano essere attivate entro 10 giorni da quella data. Ma in realtà le Unità speciali di continuità assistenziali (USCA), non sono ancora oggi operative in tutte le regioni. Mancano all’appello diverse regioni e anche nelle regioni che le hanno attivate, non sono attive nella quantità prevista e soprattutto in molti casi, lo sono in formato ridotto. 

Le U.S.C.A. devono essere istituite, presso le sedi di continuità assistenziale già esistenti.

Ne devono essere costituite una ogni 50.000 abitanti (anche se le Regioni nelle loro linee guida lasciano margini di discrezionalità in considerazioni delle differenze territoriali).

Il loro compito è la gestione domiciliare (consulto telefonico, video consulto, visite domiciliari) dei pazienti affetti da Covid-19; qualora non necessitano di ricovero ospedaliero. Nella sostanza le USCA devono essere strutturate, per svolgere il compito di monitorare e seguire i pazienti affetti da Covid; inoltre quando possibile fare l’assistenza domiciliare oncologica. Per il legislatore sono il mezzo atto, alla sorveglianza del territorio assegnato. Hanno lo scopo di ridurre sostanzialmente, il numero dei malati che da domiciliari, diventano troppo spesso ospedalieri.

La legge prevede che l’unità speciale, sia costituita da un numero di medici, pari almeno a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale prescelta (se esistente). Possono far parte dell’unità speciale:

  • i medici titolari o supplenti di continuità assistenziale;
  • anche i medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale;
  • in via residuale anche i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all’ordine di competenza.

In alcune regioni si è data possibilità di partecipazione anche ai Medici di Famiglia, Pediatri di Libera Scelta e medici dell’Emergenza territoriale 118.

L’unità speciale dev’essere attiva sette giorni su sette, dalle ore 8.00 alle ore 20.00, e ai medici per le attività svolte nell’ambito della stessa, è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora.

Situazione a metà aprile predisposta da FIMMG CA
Il Ministero della salute a maggio aveva già regolamentato così:  

Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 19 maggio 2020. Link: Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19

Stabilisce le regole e stanzia le risorse.

Stralcio: TERRITORIO – 1.256 MILIONI

ASSISTENZA DOMICILIARE

Verranno implementate sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L’assistenza ai pazienti al di sopra dei 65 anni di età passerà dagli attuali 610.741 soggetti, pari al 4% della popolazione over 65, a 923.500 unità, pari al 6,7%. Un tasso che porta l’Italia al di sopra della media OCSE, attualmente del 6%. Saranno raddoppiati i servizi per la popolazione al di sotto dei 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15% della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,3%.

Allo scopo di rinforzare personale e servizi sono stanziati 733.969.086 euro.

RETE TERRITORIALE E USCA 

Verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva in tutte le Regioni e le Province autonome.

Ciò avverrà a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene inoltre disposto, l’incremento dei controlli, nelle residenze sanitarie assistite (RSA), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

Sul territorio, sarà aumentata la funzionalità, delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA). Tali unità sono deputate al supporto dei servizi di assistenza domiciliare. Occorre attivarle, anche reclutando al loro interno medici specialisti ambulatoriali convenzionati.

61.000.000 euro sono stanziati per l’assunzione del personale e relativi servizi .

L’INFERMIERE DI QUARTIERE

Previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai soggetti cronici, disabili, con disturbi mentali o in situazioni di fragilità.

A questo fine viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti, anche a supporto delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA).

Si aumenta anche, con 10 milioni di euro, la disponibilità del personale infermieristico a supporto degli studi di medicina generale, per fronteggiare l’emergenza.

Per le nuove assunzioni 332.640.000 euro.

MONITORAGGIO DOMICILIARE

Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare verrà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di app di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti. Inoltre riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione. Ciò consentirà di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A tal fine, saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il tele-monitoraggio e telemedicina. 

Per le infrastrutture, strumentazioni e personale, uno stanziamento di 72.271.204 euro.

Poco o nulla è stato fatto per dotare, chi opera assistenza sanitaria domiciliare, di linee guida pratiche e soprattutto i protocolli di cura, per sintomatici lievi onde evitare l’aggravamento e il ricovero ospedaliero.

Ad Aprile la stampa già denunciava il ritardo nell’assistenza domiciliare, senza peraltro che la politica ne prendesse atto per accelerare. E già da fine marzo in proposito l’espresso denunciava tale lacuna, sottotitolando: 

Non esiste alcun protocollo. E i dottori di base, sono alle prese con migliaia di pazienti coi sintomi del virus. C’è chi prescrive solo Tachiprina, chi aggiunge clorochina, chi manda bombole dell’ossigeno, chi fa ecografie al torace, chi visita in video, chi usa maschere anti Sars di 18 anni fa. 

Vedi link  https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/03/30/news/coronavirus-medici-di-famiglia-1.346360?fbclid=IwAR24Erzj-wW2cZJqQIXF-Qcoe34P1W4qBirMdmDWrXgndCftKrQJi0jWuM4

OSPEDALI – 1.467 MILIONI COVID-HOSPITAL

Verrà incrementata e resa stabile la realizzazione di Covid-Hospital, un pezzo fondamentale nella strategia contro il virus, dal momento che gli ospedali misti facilmente moltiplicano il contagio. Saranno strutture ad alto valore aggiunto in termini di innovazione, tecnologia e competenze, dedicati esclusivamente ai pazienti Covid-19. Che saranno curati da personale adeguatamente formato, all’interno di spazi strutturalmente distinti.

TERAPIE INTENSIVE E OSPEDALI MOBILI

Vengono consolidati stabilmente 3.500 posti in più in terapia intensiva. Si passerà da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70%. A questi si aggiunge la predisposizione alla terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre, si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo, nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porterà la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto di terapia intensiva, + 115% rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

TERAPIE SEMINTENSIVE  

Si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui, come detto, il 50% prontamente convertibile in terapia intensiva. Potranno, essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione, con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.

PRONTO SOCCORSO

Tutti i pronto soccorso e DEA verranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture, e provvedendo all’acquisto di attrezzature; inoltre con la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.  

COVID-AMBULANCE

Verranno acquistati mezzi di soccorso H24 ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti inter-ospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista/barelliere.

Movimento StelleNelCuore


Di seguito la situazione delle USCA in alcune regioni:

Nelle Marche 1.500.000 abitanti 18 attive a settembre più 1 in attivazione

Sono attive sul territorio marchigiano 18 Unità speciali per la continuità assistenziale (USCA), che effettuano i controlli domiciliari dei malati o sospetti contagiati di Covid-19. In più qualora fosse necessario, effettuano i tamponi per la verifica della positività al virus.

Aree Vaste e i distretti stanno implementando le squadre. Al momento sono operative 17 Task force nella regione, ma l’organizzazione è in fase di implementazione.

Le squadre vengono attivate dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta o dalla guardia medica. I singoli cittadini, devono quindi continuare a rivolgersi a questi ultimi in caso di necessità, o in alternativa chiamare il 118, solo nel caso di condizioni particolarmente critiche, proprie o dei propri familiari. 

Queste Unità garantiscono la presa in carico dei pazienti sintomatici o sospetti che non richiedono ricovero ospedaliero ma che hanno necessità di essere monitorati.

Le stesse Unità dovranno effettuare anche tamponi domiciliari dei pazienti sintomatici. Equipaggiate con i dispositivi di sicurezza individuali idonei, consentono interventi precoci, riducendo i tempi di attesa per tamponi. Inoltre consentono interventi assistenziali a volte prevenendo, l’acuirsi della malattia, riducendo le eventuali necessità di ricovero.

Ogni task force è operativa 7 giorni su 7 dalle 8 alle 20, è composta da almeno due operatori (due medici o un medico e un infermiere), coordinata da un medico di medicina generale senior, convenzionato da più di dieci anni e supportata da un pediatra di libera scelta con disponibilità telefonica.

In Veneto 4.900.000 abitanti a maggio attive 48 USCA

Al 3 maggio risultavano attivate 48 USCA che seguivano 1.839 pazienti dei quali:

– nel territorio 47 USCA, per un totale di 192 medici, che seguivano 1.660 pazienti Covid-19 a domicilio e 596 pazienti nelle case di riposo;

– 1 USCA nelle case di riposo, per un totale di 4 medici, che seguiva 179 anziani nelle RSA.

Le 48 USCA svolgono attività di Triage, attività domiciliare e attività domiciliare. Anche con somministrazione farmaci (idrossiclorochina, terapia a domicilio). Svolgono inoltre diversi servizi quali:

  • esecuzione tamponi a domicilio e in CSA,
  • incontro con i medici per accordi su gestione pazienti COVID-19 positivi,
  • attività di formazione sull’utilizzo di DPI, 
  • protocolli di presa in carico dei pazienti COVID,
  • sopralluogo ai Centri Servizi per condivisione protocolli di intervento su ospiti positivi,
  • Consulenze infettivologiche.

La strategia del Veneto è stata quella, di coinvolgere a pieno titolo nelle USCA, i Medici di Medicina Generale. Oltre a quelli delle Medicine di Gruppo Integrate, che si stanno organizzando per seguire i propri pazienti COVID, direttamente a domicilio.

In Emilia-Romagna 4.450.000 abitanti a maggio attive 81 USCA

Erano attive 6 Usca a Piacenza, 7 a Parma (3 Parma, 2 Fidenza, 1 Sud-Est, 1 Valli Taro), 29 a Reggio Emilia (1 Castelnuovo, 1 Montecchio, 1 Scandiano, 1 Reggio Emilia, 1 Correggio, 1 Guastalla.

Il numero totale comprende anche le 15 Unità e 6 équipe dedicate alle Cra, le Case residenze anziani), 12 a Modena (2 Carpi, 2 Mirandola, 2 Modena, 2 Sassuolo, 2 Vignola, 1 Pavullo, 1 Castelfranco Emilia), 5 a Bologna (Bologna Est, Bologna Ovest, Montagna, Pianura Est, Pianura Ovest); in queste le Usca sono in numero inferiore perché possono avvalersi del lavoro svolto dagli ambulatori Covid al Sant’Orsola; 3 a Imola, 5 a Ferrara (2 Centro-nord, 1 Ovest, 2 Sud-est), 4 a Ravenna, 2 a Forlì, 2 a Cesena e 6 a Rimini.

In Umbria 878.000 abitanti a ottobre sono finalmente attive 15 USCA 

Da marzo a fine ottobre, il potenziamento del personale sanitario ha portato ad un reclutamento di 178 medici, 127 infermieri, 46 Operatori socio-sanitari, 29 unità per il tracciamento dei contatti. Inoltre sono state rese attive 15 delle 17/18 USCA previste in Umbria. Le USCA operative nel territorio dell’Usl1 sono 8. Sono inoltre in fase di attivazione le altre 2. Le restanti 7 nell’Usl2, e tutte insieme nel complesso impegnano 83 medici.  

L’Usl 1 da fine ottobre ha infatti potenziato (con l’ingresso di nuovi medici) le Usca. le unità speciali hanno il compito di gestire al domicilio, i pazienti sintomatici sospetti e positivi al Covid-19. Obiettivo (quando possibile) evitare il ricorso al ricovero ospedaliero. Tali unità possono essere attivate dai medici del dipartimento di Prevenzione della Usl oppure dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. 

Con il potenziamento di 13 unità sarà possibile lo svolgimento del servizio 7 giorni su 7 dalle ore 8 alle 20 in tutti i distretti. Anche nell’azienda Usl Umbria2 le USCA sono state potenziate con quattordici nuove unità che entrando in servizio, consentiranno un servizio più consono alle necessità. Le unità speciali di continuità assistenziale, alcune delle quali sono presenti già da alcuni mesi, sono distribuite nei sei distretti sociosanitari di Terni, Foligno, Narni-Amelia, Spoleto, Orvieto, Valnerina.  

Allegati:

La necessità di ripensare l’intero sistema delle cure primarie

L’Art. 1 del DL 34/2020 prevede il potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione e l’istituzione dell’Infermiere di Famiglia e Comunità. Ciò èprevisto nella misura di n. 8 Infermieri ogni 50.000 abitanti. Il fine è quello di consentire il potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare per la presa in carico sia dei pazienti affetti da COVID-19. Inoltre di migliorare i servizi assistenziali domiciliari ai pazienti con problematiche di fragilità, disabilità e cronicità.

Alcuni dati di possibile utilità per la riflessione e l’approfondimento. I:
• MMG sono 43.731
• PLS sono 7.590
• MCA sono 11.664 (dato provvisorio)

Certamente trova apprezzamento l’attivazione straordinaria ed urgente delle USCA. Anche se probabilmente sarebbe giunto il momento di ripensare l’intera organizzazione del Sistema delle Cure Primarie; passando dal pieno riconoscimento dei MCA (nell’ambito delle FT/UCCP), all’eventuale potenziamento delle figure mediche territoriali (per la garanzia del servizio H24). Fino alla presa in carico da parte dell’Infermiere di Famiglia/Comunità delle persone affette da fragilità/disabilità/cronicità, nell’ambito di progetti, percorsi e processi definiti e condivisi con i MMG/PLS.

Pensare alle innovazioni ed integrazioni, senza interventi nelle organizzazioni, generalmente porta ad un aumento dei costi e ad una invarianza di risultati.

I dati riportati consentono di evidenziare che la persone a rischio fragilità/disabilità/cronicità sono 735.429 (il 3,7% della popolazione nella fascia di età 65/75 aa e il 7% della popolazione con età >75aa – fonte Scaccabarozzi). Dato sottostimato secondo altre fonti.

Considerando che la popolazione con una età > di 65 anni è complessivamente pari a 13.644.363 unità. Inoltre il ripensamento del sistema delle cure primarie, nell’ambito di progetti, percorsi e processi definiti e condivisi tra tutti gli stake-holder interessati, deve riguardare:
• l’attività di riorganizzazione delle attività dei MMG/PLS/MCA e dei sistemi contrattuali in essere;
• i modelli di presa in carico dei pazienti in assistenza domiciliare (compresa la palliazione);
• la programmazione e la realizzazione di interventi preventivi e di educazione alla salute rivolti alla popolazione di età > di 65 aa, senza problemi di F/D/C, al fine di garantire le condizioni di salute e di autonomia il più a lungo possibile;
• i PDTA nell’ambito delle strutture territoriali, con una parallela riorganizzazione. Sia delle attività ambulatoriali specialistiche ospedaliere, sia con il coinvolgimento degli stessi specialisti.

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