Umbria: Assistenza domiciliare a pazienti Covid-19?

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Come sarà gestita in Umbria l’assistenza territoriale?

Un riorganizzazione che secondo – l’assessore regionale alla Salute Luca Coletto e il direttore regionale alla Sanità Claudio Dario – può contare su risorse rilevanti, con le quali incrementare il personale e le strutture. La regione intende infatti sviluppare la Centrale operativa territoriale, per prendere in carico e gestire i pazienti, che escono dalla fase acuta. Inoltre potenziare le Aggregazioni funzionali territoriali e le USCA, in stretto raccordo con i medici e i pediatri di base.

Proprio ad agosto la Regione Umbria, aveva deciso che per affrontare l’emergenza COVID-19, occorreva rafforzare e rendere uniforme, la risposta sanitaria nel territorio. Per far ciò aveva varato un Piano di potenziamento (del valore di 20,5 milioni) e la riorganizzazione della rete assistenziale territoriale (legge 2012); oltreché potenziare e sembrava anche, completare le USCA (legge marzo/20). 

Il piano regionale destinava 11,835 milioni per il 2020, all’assunzione di personale, oltre a medici e altre figure professionali; in particolare d’infermieri di famiglia e di comunità, al fine di potenziare le cure domiciliari e far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Il dubbio che ci assale: AfT e U.S.C.A. riusciranno ad integrarsi? Saranno state date a medici di famiglia Aft e USCA delle linee guida da seguire? 

  • Saranno state definite linee guida e protocolli, per le unità già operative (Aft, MMG e PLS ) e quelle nuove (USCA)?
  • I compiti delle singole strutture saranno stati ben definiti?
  • Ci saranno incaricati, ad identificare quegli strumenti metodologicamente necessari, standardizzandoli, per migliorare l’operatività di tutte le strutture?
  • Quali sono i ruoli e gli obiettivi dei singoli e quali quelli in comune?
  • Sono chiari e dettagliati i ruoli di ciascun operatore?
  • Qualcuno avrà definito i tempi minimi e massimi, entro i quali occorre intervenire?
  • Infine saranno chiari a tutti, gli ambiti d’intervento e i compiti dei singoli tipi di operatori?

Ma perché si è aspettato l’arrivo della seconda ondata? 

Le USCA, sono state istituite col Decreto legge 14 del 9 marzo e dovevano essere attivate entro il 20 marzo. Ma di fatto solo ora alla fine del mese di ottobre, tale decisione già finanziata, inizia ad essere organizzata ed attivata. La regione tramite il commissario anti-Covid, Antonio Onnis, ha infatti annunciato che stanno provvedendo ad inserire in Umbria ventotto medici, iniziando dall’ultima settimana di ottobre. Non si hanno ancora invece notizie precise, sulla attuazione del Piano regionale, pubblicato ad agosto, che prevedeva di potenziare le Aggregazioni funzionali territoriali e le U.S.C.A..

In Umbria ad Agosto erano attive 12 USCA (dovevano essere 17)

Ad agosto risultavano istituite, 7 USCA nella Usl Umbria 1 e 5 nella Usl Umbria 2. Avrebbero dovuto gestire i pazienti affetti da Covid-19, che non necessitassero di ricovero ospedaliero; operando in stretto raccordo, con la medicina e la pediatria di base.

Ma che sono le Aggregazioni funzionali territoriali?  

Si tratta di raggruppamenti funzionali, mono-professionali di Medici di Medicina Generale (MMG), che erano previste dalla legge Balduzzi del 2012, rimaste praticamente “lettera morta”. Un modello di continuità assistenziale che doveva produrre effetti tipicamente organizzativi (non erogativi), rispolverata dal piano di potenziamento. Le Aft prevedevano aree di pertinenza della medicina generale, non superiori a 30.000 abitanti; mentre le USCA (legge di marzo 20), prevedono aree di 50,000 abitanti.

Le AFT secondo la legge Balduzzi, avrebbero dovuto assicurare, la realizzazione degli obiettivi di salute per i cittadini assegnati. Inoltre garantire, con le prestazioni tipiche della medicina generale (detta di opportunità), il governo clinico territoriale. Tramite le AFT, si voleva realizzare una omogeneità assistenziale alla popolazione, in forma strutturata. 

Cosa sono i PDTA

PDTA è l’acronimo di “Percorso diagnostico terapeutico assistenziale”. La sua natura e il suo significato sono esplicabili analizzandone il nome stesso.

Per ”percorso” si intende:

  • sia l’iter del paziente, dal suo primo contatto con il Sistema Sanitario Nazionale al trattamento terapeutico dopo la diagnosi,
  • sia l’iter organizzativo, ovvero le fasi e le procedure di presa in carico del paziente.

Mentre per ”diagnostico, terapeutico e assistenziale” si intende la presa in carico totale dell’assistito, anche con quegli interventi multi professionali e multidisciplinari che ne conseguono. Grazie a questa qualità, si evidenzia il miglior percorso percorribile, all’interno dell’organizzazione sanitaria elaborante il PDTA. Ovviamente in riferimento alla singola patologia o a un gruppo di patologie accomunabili fra loro.

PDTA rappresentano quindi dei modelli specifici per un territorio che contestualizzano le Linee Guida rispetto all’organizzazione di una azienda sanitaria/regione. Ovviamente tenendo conto delle risorse disponibili e garantendo i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) emanati dal governo. Dunque i PDTA sono uno strumento di amministrazione sanitaria importante e indubbiamente “contestualizzante”.

Di quale potenziamento si parla nel piano regionale di agosto?

Quattordici invece sono le unità di medici, che entreranno in servizio nell’Azienda Usl Umbria 1 e altrettante nella Usl Umbria 2. In questa fase infatti, come già evidenziato, le USCA vengono considerate decisive, per evitare il ricorso al ricovero in ospedale.

Con le USCA ci si pone l’obiettivo d’intervenire tempestivamente, gestendo a domicilio il decorso del virus. Anche monitorando le condizioni cliniche dei casi sospetti e dei soggetti positivi al Covid-19 ed eseguendo trattamenti mirati.

Il Piano prevede anche un rinforzo per Aft di:

  • per la Usl Umbria 1, l’assegnazione di 40 infermieri per le Aggregazioni funzionali territoriali – Aft (2 per ciascuna Aft) e 41 da distribuire ai singoli Distretti;
  • per la Usl Umbria 2, l’assegnazione di 32 infermieri (2 per Aft) e 29 infermieri da distribuire ai singoli Distretti.
Il potenziamento dei servizi infermieristici territoriali, ritenuto fondamentale per l’assistenza

Gli infermieri rappresentano la figura fondamentale, per il potenziamento delle cure domiciliari. Essi sono indispensabili per far fronte all’emergenza in corso, e vanno classificati come “Infermiere di Famiglia” e di “Infermiere di Comunità” (IFC). Dovranno svolgere il ruolo di mediatore, fra famiglia e medico di medicina generale. Inoltre avranno il compito di aiutare persone e famiglie, ad autogestire la malattia e/o la disabilità cronica. Facendo ciò, si migliora e facilita l’accesso alle cure primarie, riducendo così gli accessi e i ricoveri inappropriati, al sistema delle cure ospedaliere.

Le risorse saranno finalmente utilizzate per calmierare l’afflusso in ospedale?

Sono stati assegnati complessivamente circa 4,632 milioni di euro, per far fronte alle spese per il personale necessario. Oltreché per potenziare, le attività di assistenza domiciliare integrata e del sistema di monitoraggio e sorveglianza sanitaria.

Tali risorse sono ripartite in base alla popolazione assistita, 2,632 milioni alla Usl Umbria 1 e 2 milioni alla Usl Umbria 2. Alle due Aziende sanitarie sono stati inoltre ripartiti, 5 milioni di euro per sostenere costi per investimenti/acquisizioni di beni per il potenziamento della sorveglianza sanitaria e delle cure domiciliari.

Movimento StelleNelCuore

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