Covid_19: regioni rosse gialle e arancioni

Tra colori, date inizio e fine che cambiano, decreti regionali e DpCM è difficile districarsi

Cittadini spaesati e confusi, che non solo si meravigliano, ma non capiscono le scelte del governo. Così come quelle, conseguenti, del Ministero della Sanità, nell’assegnare i colori alle regioni. Due gli algoritmi, tre i colori, quattro gli “Scenari”, ventuno gli indicatori dividi in tre ambiti. Una esorbitante quantità di parametri, che mandano probabilmente in tilt qualsiasi mente, anche quella artificiale degli algoritmi. 

Non possiamo inoltre mancare di evidenziare, la mancanza di omogeneità dei dati, che gli algoritmi elaborano. Diverse infatti sono le date di riferimento, inserite dalle regioni, così come la metodologia di rilevamento. Tale situazione genera fragilità nel sistema e lo rende quindi poco affidabile. Infine la “politica” con la necessaria intromissione, completa l’opera rendendola criticabile sia dai cittadini sia dalle opposizioni politiche, che da una parte dell’opinione pubblica.

Per consentire a chi vuole di fare le proprie valutazioni, di seguito abbiamo cercato di riepilogare, le regole contestate da molti nelle ultime settimane.      

Regioni: attraverso i parametri il sistema decide il colore 

Il sistema mette insieme tra loro i dati epidemiologici del virus. Si tratta di dati riferiti alle strutture sanitarie, il tasso di saturazione dei servizi sanitari sullo specifico territorio, con quelli che servono a valutare la capacità delle strutture territoriali. Tutti parametri che vengono utilizzati per monitorare l’evoluzione della pandemia e valutare la capacità dei singoli territori di riuscire a farvi fronte.

I dati raccolti sono analizzati da due “algoritmi di valutazione”, che insieme generano una matrice del rischio. Si tratta della combinazione, della probabilità e dell’impatto, della minaccia sanitaria. Il tutto confluisce in un pannello di controllo, in cui tutti questi dati sono combinati, al fine di indicare il livello di rischio per ciascuna regione. 

Cardine del sistema di sorveglianza è il calcolo del fattore Rt, che serve a indicare la velocità di trasmissione del virus. Si tratta di un indice, che misura la capacità di un soggetto infetto, di infettare altre persone. Se è inferiore a uno, significa che l’epidemia è in regressione, se invece è superiore a 1, il virus si diffonde con velocità crescente.

Come un semaforo classifica e colora le regioni (e non solo) in tre zone

Nel caso specifico, il sistema individuato dal Ministero della Salute, prevede quattro differenti scenari:

  • Il più blando lo scenario uno, quello definito da una situazione di trasmissione localizzata (focolai), in cui l’Rt regionale è sopra il livello di soglia, per un periodo inferiore a un mese.
  • Il numero due, è invece lo scenario in cui, c’è una situazione di trasmissione sostenuta e diffusa, ma gestibile dal sistema sanitario territoriale con i livelli di Rt compresi tra 1 e 1.25.  
  • Lo scenario tre rappresenta una situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa, con rischi di tenuta per il sistema sanitario, caratterizzata da indici Rt compresi tra 1,25 e 1,50. Prevede una situazione di trasmissione alta, con un’alta probabilità di peggioramento e con “molteplici allerta di resilienza”, un sistema sanitario che sta per andare in sofferenza.
  • Infine lo scenario quattro  e  lo scenario 4 con criticità per il sistema sanitario e con indici Rt sistematicamente superiori a 1,5. Il sistema prevede che vengano prese in esame, misure restrittive, che puntino a mitigare la diffusione del virus, anche attraverso misure restrittive, a livello provinciale. Si determina, così, la probabilità di un peggioramento della situazione sanitaria:
  • se la probabilità risulta alta, il rischio è considerato “molto elevato”.

All’interno di questo scenario, sono previste anche delle restrizioni locali, temporanee per almeno 3 settimane, (zone rosse a livello di singolo comune, o di singolo impianto produttivo, o di quartiere).

L’elenco dei 21 indicatori per il controllo del rischio prevede il monitoraggio di 9 parametri.
Gli indicatori sono divisi in tre ambiti:
  • il primo misura la capacità di raccogliere e acquisire informazioni, sull’evoluzione della pandemia, dati delle singole Regioni; 
  • il secondo la capacità di testare tutti i casi sospetti e di garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena; il numero dei casi, l’indice Rt, il numero dei ricoveri, inclusi quelli in terapia intensiva;
  • il terzo valuta la capacità “ricettiva” dei servizi sanitari, il livello di saturazione dei reparti di terapia intensiva e il monitoraggio del contagio.
Questi i 21 indicatori:
  1. Quantità di casi sintomatici notificati per mese, in cui è indicata la data inizio dei sintomi, sul totale di casi sintomatici notificati, al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  2. Numero di casi notificati per mese, con storia di ricovero in ospedale, in reparti diversi dalla terapia intensiva, in cui è indicata la data di ricovero, sul totale di casi con storia di ricovero in ospedale, in reparti diversi dalla terapia intensiva, notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  3. Entità dei casi notificati per mese, con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva, in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in terapia intensiva, sul totale di casi, con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva, notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  4. Numero di casi notificati per mese, in cui è riportato il comune di domicilio o residenza, sul totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  5. La quantità di checklist somministrate settimanalmente, a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).
  6. Numero di strutture residenziali sociosanitarie, rispondenti alla checklist settimanalmente, con almeno una criticità riscontrata (opzionale).
  7. Percentuale di tamponi positivi, escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, pronto soccorso/ospedale, altro) per mese.
  8. Il tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.
  9. Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).
  10. Numero, tipologia di figure professionali e tempo, sul totale delle persone dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing.
  11. Tipologia e numero, di figure professionali e tempo, sul totale di persone dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.
  12. Numero di casi confermati di infezione nella Regione per cui sia stata effettuata regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti, sul totale di nuovi casi di infezione confermati.
  13. Quantità di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.
  14. Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).
  15. Numero di casi riportati, alla sorveglianza sentinella Covid-net per settimana (opzionale).
  16. Entità di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata Covid per giorno.
  17. Nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro, o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).
  18. Il numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.
  19. Numero d’accessi al pronto soccorso con classificazione ICD-9* compatibile con quadri sindromici riconducibili a Covid-19 (opzionale)
  20. Percentuale d’occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva (codice 49) per pazienti Covid.
  21. Tasso di occupazione dei posti letto totali di area medica per pazienti Covid.

StelleNelCuore  

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