Riapertura Scuola: colpevole e tardiva programmazione in emergenza

La trasparenza negata. La tardiva programmazione ha generato l’emergenza? 

Con la riapertura della scuola, il 14 settembre si dovrebbe riavviare un ritorno alla quotidianità, in buona parte dell’Italia (Un quarto delle scuole riaprirà in ritardo, alcune con lezioni on line, altre apriranno dopo le elezioni).

Il rientro in classe avverrà lasciando aperte molte questioni primarie: l’accesso al trasporto pubblico locale, la condizione delle scuole (spazi attrezzature). Oltre alla disponibilità di test e dispositivi di protezione, fino alle misure da adottare in caso di nuovi focolai.

Questioni che, come tutte quelle importanti, non sono affatto di facile soluzione, tanto meno in una situazione di emergenza.

Argomenti che se fossero stati affrontati e messi a punto, con metodo, trasparenza e soprattutto in tempo utile, avrebbero evitato il caos e la confusione.

Le risposte tardive stanno ovviamente provocando, disservizi per le famiglie che peseranno anche sugli alunni, mancate o confuse risposte che vanno ad aggravare l’emergenza. Finendo per giustificare (gli strani) strumenti speciali, fatti di eccezioni, opacità e deroghe, attraverso provvedimenti straordinari e gestioni commissariali.

Uno stato d’emergenza, che è il prodotto della tardiva programmazione

Ad avviso del Movimento StelleNelCuore, già da aprile era evidente la necessità di stabilire i principi generali, dai quali far discendere, le regole da adottare alla riapertura delle scuole.

Ciò non era altro che il presupposto per programmare tutte le necessità sia finanziarie che strutturali, onde attivare per tempo la ricerca, il reclutamento e la stesura dei bandi di gare oltre a quant’altro necessario.

In particolare gli aderenti al Movimento, ritiene che si sia sottovalutata l’esigenza di riprogrammare il trasporto pubblico, pensando alle fasi di riapertura delle scuole, che sarebbe stato concomitante alla fine del regime agevolato per lo smart working.

Quanto-sopra, avrebbe dovuto far programmare, le azioni per affrontare il conseguente sovraffollamento in città delle strade, uffici e quant’altro, oltre alla incombente necessità di sanificazione di uffici , locali,  trasporti e servizi.

L’approccio utilizzato, è stato quello di affrontare le tematiche solo all’ultimo momento, generando lo stato emergenziale, che concede massima libertà ai governanti.

Seppure tale situazione (non trovando giustificazione) mostra tutti i suoi limiti e pericoli, risulta chiaro a tutti quali fossero le scadenze e le prevedibili conseguenze, se non si fosse intervenuti nel programmare subito.

Già alla chiusura delle scuole (ai primi di marzo), risultava chiara la problematica che ci sarebbe stata nel riaprirle, in modo sicuro e ordinato.

Era chiaro a chiunque che, i tempi per la valutazione tecnica e la conseguente decisione politica, si sarebbero sommati, alla lunga fase d’attuazione amministrativa e reperibilità delle risorse.

La trasparenza latitante, denunciata da Open polis e Il Giornale

Una delle parti più delicata, che occorreva rendere pubblica, nel rispetto della massima trasparenza, era quella dei contratti pubblici, stipulati (liberamente) nel corso dell’emergenza: bandi di gara, aziende selezionate, importi di aggiudicazione.  

Già dal 25 Giugno 2020 il Giornale riprendendo un articolo di Open-polis scriveva:

“All’inizio di aprile, il commissario straordinario del governo all’emergenza Covid Domenico Arcuri aveva espresso pubblicamente la volontà di rendere pubblici tutti i dati sugli acquisti durante l’emergenza.”

Ma dopo più di 2 mesi e mezzo quelle dichiarazioni, così promettenti e condivisibili, nulla era stato reso pubblico. Solo a fine agosto alcune informazioni sui bandi, erano ricostruibili attraverso l’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione), che cura la banca dati dei contratti pubblici.

Ma ancora oggi emerge che di 19 bandi, per oltre 1 miliardo di euro di importi base d’asta, non c’è traccia né sui siti istituzionali di governo né della gestione commissariale.

Noi riteniamo che le fasi di processi gestiti in emergenza, dovrebbero sempre essere tempestivamente resi trasparenti e pubblici. Facendo così in modo che, “l’opinione pubblica” che si forma facilmente in rete, dibatta su dati ufficiali e non su indiscrezioni o dati parziali e pilotati.

Alleghiamo il link dei bandi recuperati da openpolis: https://bandicovid.openpolis.it/

 Arredi scolastici: dichiarazioni diverse dagli atti ufficiali

Ci riferiamo al “caso” dei banchi con le rotelle e monoposto, che hanno riempito giornali e trasmissioni. Generando una comunicazione pubblica non allineata agli atti ufficiali (Il bando prevedeva due lotti: il primo fino a 1,5 milioni di banchi e 700 mila sedute di tipo tradizionale e l’altro fino a 1,5 milioni di sedute innovative con le ruote e il banco annesso), in una confusione che aumentava nel tempo.

Nessuno ha specificato, che lo stesso allegato tecnico al bando, li definiva prodotti non conformi per l’utilizzo a scuola.

Risulta infatti che l’utilizzo degli stessi, sia vincolato all’approvazione dei singoli dirigenti degli istituti che dovranno attestarne l’idoneità.

Si tratta infatti di prodotti non ancora classificati, nella categoria dei banchi scolastici, che sono si idonei all’impiego in istituti di istruzione universitaria, ma non come indicato dal ministro dell’istruzione in tv, come una soluzione praticabile per l’attività didattica.

 
Idee tante ma confuse: su mascherine e distanziamento in classe

Altro aspetto che mette in risalto, altre problematiche risolte solo teoricamente, è senz’altro quello delle indicazioni sul distanziamento e l’utilizzo della mascherina in classe.

Questioni sanitarie, che sono legate alla riconfigurazione degli spazi in aula e all’acquisto dei nuovi arredi scolastici.

Decisioni che prima di esser prese, necessitano di indicazioni date da soggetti con competenze diverse. Quelle che spettano al comitato tecnico-scientifico, il quale è abilitato a fornire indicazioni e pareri, per decidere le modalità per la riapertura.

Solo successivamente entrano in gioco, le istituzioni scolastiche, che con i presidi, devono valutare i rischi in ogni singola scuola. Oltre a ridefinire le necessità degli spazi e la quantità e tipologia degli arredi. Ed infine gli enti locali (comuni e provincie), proprietari degli edifici scolastici, per i necessari interventi strutturali.

Il tutto con il supporto delle regioni, che in base al titolo V della costituzione, hanno competenza sull’istruzione.

Per avere chiarezza, necessitano processi decisionali condivisi e trasparenti 

Dovendo affrontare una situazione inedita, è senz’altro accettabile che, in un primo periodo, ci siano stati errori e titubanze. Ma non può essere accettabile che passato lo shock, la chiarezza e la trasparenza siano un optional.

A noi sembra che a pochi giorni dalla riapertura, molti casi denunciano che è ancora presente, l’incertezza accompagnata da opacità.  Così come che la determinazione di processi decisionali con cui vengono gestiti, sia poco trasparente.

La scarsità di fonti e atti ufficiali cui fare riferimento, ha alimentato in queste settimane, un incredibile dibattito pubblico. Dibattito che basandosi però di indiscrezioni o al più di dichiarazioni a mezzo stampa e social, evidenziava retroscena da ciascuno interpretati. Con ciò alimentando la già presente confusione, in una situazione ovviamente incerta, causando l’ingigantendo della sfiducia e la preoccupazione dei cittadini.

Una scelta politica: quella di comunicare nell’opacità

Ci resta difficile anche accettare, che incomprensibilmente, i verbali del Comitato tecnico scientifico, siano stati tenuti nascosti. E che solo a seguito della meritoria iniziativa della fondazione Einaudi, ne siano stati pubblicati alcuni, dopo una forte pressione dell’opinione pubblica.

Così come critichiamo, la riservatezza con cui sono stati gestiti, gli atti sui bandi Covid del commissario Domenico Arcuri. Crediamo infatti che sia un diritto di tutti i contribuenti, poter conoscere in dettaglio, come vengono spesi i soldi, per far fronte all’emergenza e attraverso quali canali e fornitori.

Nel momento in cui la gestione commissariale, si sta occupando di temi decisivi per la ripartenza del paese, come la riapertura delle scuole, è secondo noi fondamentale avere a disposizione, tutti i dati disponibili, sulla gestione della crisi.

Se le informazioni che riguardano l’emergenza, non sono ancora pubbliche è per una decisione politica, e tocca al governo in carica, risponderne ai cittadini.

La dichiarazione del commissario ha il merito di non nascondersi dietro a ipocrisie e ragioni tecniche, ma di identificare la scelta di non pubblicare come una decisione politica. Una scelta che non condividiamo, ma che almeno viene rivendicata per quello che è. 

È vero che non abbiamo ancora pubblicato i dati (…). Lo faremo quando saremo certi di evitare che vengano strumentalizzati per polemiche politiche.

Il mantenimento dello stato di emergenza è abusato?

Sembra che ci sia la volontà di mantenere il “meccanismo emergenza”, con proroghe continue, che abbiamo infatti visto perpetuarsi nel corso di questi mesi. 

Indubbiamente nella prima crisi sanitaria, operare in emergenza è stata una necessità, risultando impossibile una programmazione preventiva, vista l’imprevedibilità degli eventi. Ma essendo successivamente tali motivazioni decadute, non si può giustificare la mancata programmazione, per un ritorno a scuola organizzato e per le problematiche (in presenza di Covid), esistenti per i trasporti pubblici.

E’ passato il tempo, senza affrontare i nodi più spinosi, risolvendosi ad affrontarli in una gestione emergenziale continua. Così facendo è mancata la possibilità di una corretta discussione , ed il controllo sia delle scelte politiche che delle seguenti decisioni amministrative.

La gestione emergenziale continua, ha generato non solo perplessità di metodo, ma anche una perdita d’efficacia della risposta da dare alla crisi.

Rende anche caotica la comunicazione ai cittadini, che hanno il sacrosanto diritto, di avere risposte dettagliate sulle modalità, con cui si è predisposto il rientro a scuola, in tutte le sue particolarità.

Movimento StelleNelCuore

 

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